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Riscoprire il valore del cibo

L’esperienza di Nutrire Trento

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Incontriamo Paola Fontana, del Comune di Trento per parlare del progetto culturale partecipato Nutrire Trento. Come è nata l’idea?

Trova le sue radici in un ragionamento legato al valore del cibo come bene fondamentale al pari delle risorse naturali, quali terra, aria e acqua. Il cibo rappresenta un bene trasversale di cui è necessario occuparsi attivando delle politiche ad hoc. Uno stimolo importante che ha riportato l’attenzione sul tema del cibo è stata l’Expo 2015, dalla quale sono nate varie iniziative come reti nazionali e internazionali. Altro impulso è fornito dall’Agenza 2030.

Da questi presupposti è nata l’idea del progetto Nutrire Trento con gli obiettivi di sensibilizzare la cittadinanza a una maggiore attenzione v erso la sostenibilità agroalimentare e ambientale e facilitare l’individuazione di proposte e possibili soluzioni sul territorio per un cibo sano e salutare che permetta un’adeguata remunerazione per tutti gli attori della filiera alimentare.

Il progetto è stato avviato nel 2017 da Comune e Università di Trento nell’ambito del protocollo Unicittà, coinvolgendo poi soggetti attivi su questi temi, quali produttori, gruppi e associazioni di cittadini (tra cui i Gas – Gruppi di acquisto solidale), ricercatori e amministratori.

Le parole chiave sono rete e relazioni.

Si tratta di recuperare e valorizzare un’economia locale, basandola su nuove relazioni fra città e campagna e tra agricoltori e consumatori, comprendendo il valore della filiera agroalimentare, dalla produzione al consumo sino allo smaltimento. Poiché ogni categoria sociale in tutte le età della sua esistenza, dalla nascita al fine vita, è connessa al cibo sia come elemento di nutrizione sia culturale.

Il welfare, lo sviluppo economico, i trasporti, la socialità, l’ambiente, la salute sono componenti di una rete di cui le amministrazioni pubbliche si occupano e nella quale il prodotto alimentare si interseca trasversalmente pur risultando quasi invisibile.

Per questa ragione il progetto Nutrire Trento ha messo insieme Università e Comune, per creare relazione tra la ricerca e l’azione, creando poi una rete con scuola, associazioni di categoria, cittadini…

Numerose sono le iniziative messe in campo nell’ambito di Nutrire Trento. Possiamo ricordarne alcune?

Abbiamo individuato degli ambiti all’interno dei quali operare. Il primo passo, grazie a un progetto europeo, è stato la creazione di una piattaforma dove su base volontaria si sono inseriti i produttori che hanno un legame diretto con la città (presenza nei mercati, punto vendita…). Si è iniziato quindi a dare un volto a chi produce e creare un legame tra produttore e consumatore. Sulla piattaforma sono presenti anche realtà come gli orti comunali e i gruppi di acquisto solidari.

L’importante messaggio di far conoscere il ruolo del contadino come produttore di ricchezza e custode del paesaggio si è poi rivolto ai più giovani con percorsi educativi nelle scuole. A tal fine è nata l’iniziativa Nutrire Trento va a scuola, così da educare bambini e ragazzi ai principi di un’alimentazione sana e un consumo consapevole e sostenibile

Nel 2019, per iniziare a parlare a un pubblico più vasto sensibilizzando la cittadinanza in generale, abbiamo organizzato il convegno Cibo, territorio e sostenibilità, trattando temi generali con esperti, e portando a Trento le esperienze di varie città che condividono questi percorsi.

Durante il primo periodo di lockdown oltre il problema sanitario vi era pure quello dell’approvvigionamento del cibo. Abbiamo così gestito il cibo stoccato negli asili nido e nelle scuole materne, che sono di competenza del comune e che in quel periodo erano stati chiusi. Tramite partner di progetto come Trentino solidare, questi beni alimentari sono stati distribuiti a coloro che non avevano capacità di approvvigionarsi.

Ricordo, infine, il Corso di avvicinamento all’agricoltura sostenibile per hobbisti, nato dalla collaborazione con la Fondazione Edmund Mach (Nutrire Trento è stato caso pilota di alcuni progetti europei di cui la Fondazione è stata partner).

 

I paradossi del cibo

Primo (spreco ambientale): si stima che circa il 30% della produzione globale di alimenti venga sprecata ogni anno: una parte nella filiera dalla produzione alla distribuzione, un’altra dal consumatore. Per la produzione vengono quindi impiegate inutilmente risorse come acqua, suolo ecc.

Secondo (squilibrio di utilizzo): malgrado l’enorme diffusione della fame e della malnutrizione, una grande percentuale dei raccolti venga utilizzata per la produzione di mangimi e di biocarburanti.

Terzo (salute): per ogni persona affetta da denutrizione, ve ne sono due obese o sovrappeso.

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