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Occhio al pidocchio!

Come gestire la presenza di uno scomodo “compagno di scuola”

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Un’epidemia scaccia l’altra? Tra i tanti effetti del lockdown per il coronavirus ce ne è uno che avrà fatto felici i genitori con figli piccoli, soprattutto quelli che frequentano le scuole elementari e che in questi due anni sono rimasti a casa per alcuni periodi.

Per la prima volta, infatti, dopo tanto tempo i pidocchi sembrano praticamente scomparsi. Il confinamento, tuttavia, non li ha totalmente e definitivamente sradicati ed essendo ripresa la frequenza scolastica in aula è molto importante avere a disposizione tutte le informazioni riguardo al riconoscimento e al trattamento della pediculosi, che è spesso causa di allarme sociale.

Parassiti contagiosi

I pidocchi sono dei parassiti che vivono e si riproducono solo sulla testa dell’uomo; sono dei piccoli insetti di colore grigio-marrone che si nutrono del sangue dell’ospite e hanno bisogno di una temperatura costante di 35-36°C per sopravvivere, per cui lontano dalla testa dell’ospite muoiono entro 2-3 giorni. Dopo 24-48 ore dall’accoppiamento la femmina depone le uova che sono saldamente adese alla radice del capello con una loro colla naturale difficilissima da sciogliere, sono opalescenti, lunghe circa 1 mm e di forma allungata. La femmina depone circa 5 uova al giorno, che maturano e si schiudono dopo 7-10 giorni.

Il contagio avviene per contatto diretto e meno frequentemente attraverso lo scambio di oggetti personali come pettini, fermagli, sciarpe e asciugamani. Ecco perché l’infestazione è più frequente tra i bambini che tendono a stare molto vicini gli uni agli altri a scuola, durante il gioco o le attività sportive. Contrariamente a quanto molti pensano, il contagio poi non dipende da una scarsa igiene personale e chi ha i capelli lunghi non corre maggior rischio di infestarsi. Il principale sintomo della presenza dei pidocchi è il prurito dovuto a una reazione locale alla saliva del pidocchio. Non sempre però si verifica, perciò l’unico modo per accorgersi precocemente della loro presenza è il controllo settimanale del cuoio capelluto mediante un apposito pettine a denti fitti, una lente di ingrandimento, una buona luce e facendo soprattutto attenzione alle zone dietro le orecchie e la nuca che, essendo le zone più vascolarizzate e quindi più calde, sono quelle dove il pidocchio vive meglio.

Trattamento e precauzioni

Una volta individuati, i pidocchi vanno trattati con prodotti contenenti sostanze chimiche antiparassitarie (per esempio piretrine naturali, malathion, fenotrina).

Sul mercato ce ne sono davvero tanti, tuttavia gel, lozioni ed emulsioni sono da preferire rispetto agli shampoo per la minor diluizione durante l’uso e il maggior tempo di contatto, quindi la maggior efficacia.

Per minimizzare il rischio di resistenze è opportuno utilizzare prodotti diversi, soprattutto se bisogna fare più trattamenti ravvicinati, e qualunque sia il prodotto scelto bisogna seguire attentamente le istruzioni riportate sulla confezione. Più di recente sono stati introdotti prodotti naturali a base di oli fissi, oli essenziali e dimeticone che agiscono formando una pellicola attorno al pidocchio, immobilizzandolo e provocandone il soffocamento.

Tuttavia, questi prodotti, il cui meccanismo d’azione è di tipo fisico, non possiedono un’efficacia documentata e di conseguenza non vanno utilizzati in alternativa agli antiparassitari, ma possono essere preferiti a questi nel caso di donne in gravidanza, allattamento e bambini sotto i 2 anni.

Per prevenire il contagio non esistono prodotti realmente efficaci e un controllo regolare dei capelli e del cuoio capelluto rimane ancora la miglior forma di prevenzione. Rimedi tradizionali come l’aceto o il tea tree oil non danno una garanzia di efficacia, ma creano solo un ambiente sfavorevole all’insediamento dei pidocchi. Per quanto riguarda l’ambiente domestico, il modo più economico per ottenere una loro disinfestazione è di mettere in un sacco chiuso gli oggetti non lavabili per 4-5 giorni, mentre gli indumenti e la biancheria vanno lavati in acqua calda ad almeno 55-60°C.

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