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Farmacie e volontari: insieme durante l’emergenza

L’esperienza del servizio “Consegna farmaci a domicilio”

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Acausa dell’emergenza Covid-19 numerose persone potevano essere in difficoltà nello svolgere anche le semplici ma fondamentali azioni quotidiane, quali fare la spesa, andare dal medico per ritirare le ricette e in farmacia per acquistare i farmaci. Da questa esigenza Spazio Argento – un servizio delle Politiche Sociali del Comune di Trento – ha chiesto a Farmacie Comunali di attivarsi in tempi brevissimi fornendo un certo numero di volontari per far fronte all’emergenza, consentendo così di attivare il servizio di Consegna farmaci a domicilio a favore di anziani soli e ammalati. Un servizio gratuito per chi ha più di 65 anni e non ha rete parentale e non può recarsi in farmacia per disabilità o malattia

Il servizio è stato attivato, grazie all’aiuto dei volontari, anche nei comuni di Besenello, Volano, Pomarolo, Nogaredo, Rabbi, Riva del Garda, Arco, Dro, Tenno e Lavis.

Le restrizioni imposte dai provvedimenti di contrasto alla diffusione del virus, infatti, hanno reso oggi la consegna dei farmaci uno dei servizi più richiesti e più apprezzati.

“Il servizio è particolarmente importante anche per agevolare la catena medico-paziente-terapia – spiega Arianna Uber, coordinatrice del servizio di Farmacie Comunali – e per tale servizio è stato prezioso l’aiuto di Pronto PIA, riferimento sul territorio per il reperimento dei volontari, e poi delle varie realtà dell’associazionismo e del volontariato come anche del mondo universitario. Ci fa piacere ricordare anche l’importante azione svolta da Pronto PIA per il servizio di consegna della spesa, sempre nelle situazioni di fragilità, tramite il numero 800292121”.

Vediamo come è organizzato il servizio e come operano i volontari.

Presso la sede di Farmacie Comunali viene svolta l’azione di coordinamento del servizio: 6 volontari ricevono le telefonate degli utenti, rispondendo al numero 0461 381040, e smistano le loro richieste per ottimizzare l’azione dei volontari sul territorio in base a urgenze, tempistiche e distanze. Oltre a organizzare l’attività, i volontari rispondono anche alle domande poste da chi telefona rendendosi disponibili all’ascolto di eventuali altre necessità e problematiche dovute alla situazione di isolamento.

Inizia poi, quando si rende necessaria, l’azione di ritiro delle ricette, di cui si occupa un altro volontario, che si reca presso gli studi medici indicati dai pazienti. In base alle ricette, presso le farmacie vengono quindi allestiti i “pacchetti” personalizzati di farmaci. A questo punto, i volontari (circa un volontario per farmacia) provvedono a ritirare i “pacchetti” e a consegnarli al domicilio dei pazienti. In questa fase entra in gioco anche il rapporto con i Comuni e le associazioni dei paesi per la gestione rispetto alle farmacie comunali site fuori Trento.

Una macchina, quindi, capace di operare sul territorio fondendo le energie e l’impegno delle tante realtà che vi partecipano, iniziando dalle farmacie comunali che escono virtualmente dalla fisicità di un luogo giungendo sino alla casa di chi è più fragile.

 

Con la consegna al domicilio dell’utente si conclude il servizio. fotografia Daniela Corradi

Vivere la vicinanza nei giorni della distanza: la voce dei volontari

Varie sono le emozioni e le riflessioni correlate all’esperienza vissuta svolgendo il servizio “Consegna farmaci a domicilio”. Abbiamo chiesto ad alcuni dei volontari che affiancano le farmacie comunali di raccontarci i loro pensieri rispondendo a una breve intervista.

Che cosa è cambiato rispetto alla precedente esperienza di volontaria/o essendo la prima volta che opera in ambito sanitario?

«Sono figlia della presidente onoraria dell’AVO Sicilia e mia madre è anche volontaria ABIO. Sono esperienze bellissime che aumentano l’autostima di sé e della propria condizione. In questo caso direi che mi sento privilegiata perché sto bene». Claudia

«Innanzitutto, mi sento fortunata perché sto bene di salute. Opero nell’AGESCI come capo educatore e il servizio che viene richiesto è a contatto con le persone e con i ragazzi. Anche con questo servizio ho avuto la possibilità di sentirmi ed essere pronta ad accogliere richieste provenienti dai pazienti ed offrire la mia empatia ad un punto di ascolto». Anna 

«Prima di Farmacie Comunali ho prestato sevizio come volontario presso una struttura che si occupava di tossicodipendenza, sia in ambito amministrativo che “sul campo”. Non vi è molta differenza tra i due servizi. In entrambe le situazioni bisogna essere pronti ad accogliere gli stimoli e le richieste provenienti dagli utenti e offrire un punto di ascolto e aiuto».  Marco Andrea

«A parte le precauzioni da adottare per evitare la trasmissione del Covid-19, direi nulla. Ero già abituato alla relazione con persone che rientrano nelle categorie sensibili».  Tommaso

«Nelle mie esperienze precedenti non ero mai stata in contatto con persone in stato di necessità». Giulia

In che modo si sono trasformate le esigenze di salute e sociali delle persone fragili a causa del periodo di isolamento?

«Forse non molto, poiché credo che gli anziani siano più abituati di noi a stare a casa (certo, ora non possono proprio più uscire). La cosa più brutta per loro è non vedere i figli e i nipoti. Essendo io del Sud, comprendo bene il peso della distanza dai propri cari».  Claudia

«Non credo che le esigenze siano cambiate molto: gli anziani solitamente trascorrono già molto tempo a casa. Penso però che questo sevizio abbia anche tranquillizzato chi non poteva uscire o appoggiarsi alle solite persone di riferimento (figli o badanti)». Anna

«Sicuramente hanno necessità di parlare con qualcuno e di sapere che non sono lasciate totalmente da sole. Spesso, il servizio che Farmacie Comunali offre è visto come la volontà da parte del Comune di non abbandonare a sé stesse le persone». Marco Andrea

«A causa di una situazione di isolamento, oltre all’essere più complicato procurarsi medicinali e beni di prima necessità, è sicuramente forte un’esigenza di socializzazione dovuta alla solitudine che si percepisce ricevendo le chiamate». Tommaso

«Mi sembra che le persone abbiano bisogno di sentirsi confortate, oltre che di risolvere questioni pratiche». Giulia

La situazione in cui ha compreso che il vostro aiuto stava facendo la differenza.

«Quando chiamano solo per essere rassicurati, perché hanno bisogno di consigli in casa. Io li rassicuro e consiglio per i miei canoni di competenza non essendo un medico ma una insegnante (ma non glielo dico però)». Claudia

«Nel momento in cui ringraziano commossi per il servizio e nel momento in cui cominciano ad aumentare le richieste». Anna

«Quando una signora molto anziana si è messa a piangere dalla felicità per il servizio offerto».  Marco Andrea

«La possibilità di assistere persone incapaci di muoversi e senza parenti o senza una rete sociale di prossimità disponibili ad aiutarle».  Tommaso

«Più volte ho parlato con persone che non avevano alternative, per cui questo servizio era l’unica possibilità di ricevere dei farmaci importanti. Mi ha toccata vedere quanto fossero sollevate nel sapere che c’era qualcuno che si faceva carico del loro problema». Giulia

Che cosa significa “mettersi in gioco come volontario” durante un’emergenza?

«Significa pensare prima agli altri, a coloro che sono in una situazione di maggiore difficoltà, piuttosto che ai propri figli e alla propria famiglia. I miei figli hanno approvato la mia scelta e hanno detto di essere orgogliosi di me. 11 e 7 anni, sono piccolini». Claudia

«C’è un punto nella promessa scout che mi ha chiamata ad offrirmi come volontaria: “compiere il mio dovere verso la mia comunità” oltre che aiutare gli altri. Pur non lavorando nel campo sanitario ho potuto, con responsabilità, sentirmi parte della comunità in un periodo di emergenza». Anna

«Significa poter dare il proprio contributo in prima persona. Significa attivarsi per la comunità nella quale si vive. Significa sentirsi parte “viva” di una comunità».  Marco Andrea

«Significa rendersi disponibili là dove c’è più bisogno, in base alle proprie capacità, accettando di essere coordinati e accettando di svolgere il servizio anche se non fosse arricchente per sé stessi. Significa mettere gli altri davanti a noi stessi». Tommaso

«Significa essere consapevoli che se si ha la fortuna di avere qualcosa in più degli altri (il tempo, la salute, le energie) bisogna metterlo a disposizione per chi ha qualcosa in meno». Giulia

Dopo essere stata/o parte attiva durante questo periodo dell’emergenza, quali sono i ricordi che porterà con sé?

«Che avrei potuto fare ancora di più. Che il volontariato mi fa sentire viva e utile. Che gli anziani sono la nostra storia e i nostri saggi e che ne abbiamo persi purtroppo troppi».  Claudia

«Aver parlato con tante persone che mi hanno ringraziata e apprezzata nonostante non mi fossero ben chiari i nomi dei farmaci. Durante le telefonate si creava un clima di aiuto reciproco per ottenere il servizio migliore ed agevolare la catena del processo che iniziava sempre con un “Pronto, Farmacie Comunali sono Anna”. Sono stata accolta ogni mattina da persone gentili e collaborative in un ambiente di lavoro a me nuovo e molto umano. Mi sono riscoperta gentile e paziente».  Anna 

«Ho parlato con molte persone, ho strappato sorrisi a persone sole, e loro hanno fatto sorridere me. Ho conosciuto un ambiente di lavoro nuovo con tanta umanità. Il ricordo più divertente rimarrà sempre quello del signore che al telefono mi ha ordinato un farmaco “per la memoria” ma non si ricordava il nome del medicinale».  Marco Andrea

«La fragilità e la solitudine di molti anziani, ai quali spesso potremmo venire incontro da buoni vicini di casa. Un clima accogliente e familiare al centro operativo delle Farmacie Comunali».  Tommaso 

«Sto immaginando le vite di quelle persone che non conosco ma per le quali, anche se per poco, mi sono sentita importante». Giulia

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