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Chiedimi se sono felice

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l 20 marzo è la Giornata mondiale della felicità, ricorrenza istituita dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2012.

Le motivazioni sono racchiuse nella risoluzione A/RES/66/281 che stabilisce: «L’Assemblea generale […] consapevole di come la ricerca della felicità sia uno scopo fondamentale dell’umanità, […] riconoscendo inoltre la necessità di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica […]».

Questo evento nasce quindi dalla consapevolezza dell’importanza della ricerca della felicità come scopo indispensabile dell’umanità. Ogni anno viene stilata una classifica dei paesi più felici del mondo tra i 156 presi in esame: il World Happiness Report.

Si tratta di un’indagine elaborata dalle Nazioni Unite, che prende in esame la felicità dei cittadini, in riferimento alla loro prosperità economica, aspettativa di vita, stato del welfare e libertà individuale, cioè come prodotto di fattori sociali, economici, ambientali che incidono sul benessere della persona e di cui le forze politiche di un paese devono tener conto.

La felicità rappresenta, quindi, la missione di ogni società e governo, ma deve soprattutto rappresentare l’obiettivo per ciascuno di noi. “La felicità conta tantissimo, perché da essa dipendono le prestazioni lavorative, la resilienza alle malattie e dunque una vita ancora più lunga” afferma Lucia Santos, docente di psicologia presso l’Università di Yale.

L’idea di salute si basa sulla definizione fornita già cinquanta anni fa dall’Organizzazione mondiale della sanità, ovvero: “non solo l’assenza di malattia ma anche uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”. Un concetto che ben si collega alla definizione di felicità, intesa, in questo progetto, come il senso di appagamento psico-fisico e di piena realizzazione di ciascun individuo.

Soprattutto oggi, reduci da un annus horribilis e all’inizio di uno che – seppur di ripresa – si prevede assai impegnativo, è doverosa una riflessione su come tendere a tale obiettivo.

Piccoli passi quotidiani di serenità e il contatto con la natura possono aiutare. In alcuni articoli di questo numero trovate semplici strumenti che possono essere utili a collocare tessere nel grande mosaico del nostro programma di felicità.

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