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Alla ricerca del sangue “occulto”

Lo screening salva la vita

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La ricerca del sangue occulto è un esame delle feci finalizzato alla prevenzione e alla diagnosi precoce dei tumori intestinali che interessano il colon e il retto. L’esame consiste nel verificare la presenza o meno di sangue nelle feci, invisibile a occhio nudo.

È scientificamente provato che l’esecuzione periodica di esami come la ricerca del sangue occulto fecale o la rettosigmoidoscopia può salvare molte vite: si possono diagnosticare tumori allo stadio iniziale, e quindi più facilmente guaribili, o asportare polipi prima che diventino tumori.

L’esame per la ricerca del sangue occulto fecale va fatto anche in assenza di disturbi perché i tumori del colon-retto spesso non ne danno per anni. Uno dei segni più precoci di un tumore o di un polipo intestinale è però proprio il sanguinamento, invisibile a occhio nudo, anche diversi anni prima della comparsa di qualsiasi altro sintomo.

Il cancro del colon retto rappresenta una delle cause principali di cancro nel nostro Paese. Secondo i dati Aiom-Airtum, nel 2018 in Italia sono stati diagnosticati circa 28.800 nuovi casi di colon retto negli uomini e 22.500 nelle donne. L’implementazione degli esami di screening attraverso il test del sangue occulto fecale ha dimostrato di essere in grado di ridurre l’incidenza e la mortalità nelle popolazioni controllate, con età compresa tra 50 e 69 anni.

È quindi fondamentale sensibilizzare costantemente la popolazione a sottoporsi all’esame del sangue occulto fecale poiché lo screening salva la vita. La pandemia da Sars-Cov-2 rischia però di rallentare gli importanti risultati sinora ottenuti. A lanciare l’allarme sin dallo scorso anno è la Società italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva (Sige). Purtroppo, l’emergenza ha determinato un arresto dei programmi di screening, sia in Italia sia all’estero. “Un recente studio che abbiamo pubblicato – sottolineava nell’ottobre 2020 Luigi Ricciardiello, professore di Gastroenterologia all’Università di Bologna e consigliere Sige – ha dimostrato che ritardi nell’erogazione dello screening superiori ai 6 mesi porterebbero a un aumento dei casi in stadio avanzato e che, per ritardi superiori ai 12 mesi, la mortalità a 5 anni aumenterebbe del 12%”.

Ma adesso, a preoccupare gli esperti, è anche la tendenza registrata nei paesi occidentali alla comparsa di questo tipo di tumori in fasce d’età sempre più giovani, anche 20-29 anni. Trai fattori di rischio del cancro del colon-retto in età giovanile spicca l’obesità ‘precoce’, quella che compare in età infantile e adolescenziale. È quindi fondamentale puntare contemporaneamente sia sullo screening sia su programmi di prevenzione atti a modificare gli stili di vita predisponenti, partendo dall’età infantile e adolescenziale.

Esito positivo o negativo, cosa fare?

L’esame viene eseguito in laboratorio analizzando un campione di feci che il paziente deve raccogliere in un apposito flacone, senza osservare alcuna particolare dieta. La raccolta va effettuata a casa e il campione va riconsegnato al laboratorio del programma di screening.

L’esito positivo dell’esame non indica necessariamente la presenza di tumori o polipi intestinali: un sanguinamento nelle feci può dipendere anche da cause banali come emorroidi, ragadi o diverticoli. A volte, però, il sanguinamento può essere il primo segnale della presenza di polipi, che possono essere asportati per impedirne la possibile trasformazione in tumore maligno. Più raramente, chi risulta positivo al test ha effettivamente un tumore: in genere, però, è in fase molto precoce e quindi più facilmente curabile. In tutti i casi di positività a questo esame è necessario un accertamento con colonscopia.

In caso di esito negativo le persone sono invitate a ripetere il test ogni 2 anni.

Come tutti gli esami di screening, non è infallibile. È possibile, infatti, che polipi o piccoli tumori non provochino un sanguinamento tale da essere evidenziato dall’esame. È quindi opportuno rivolgersi al proprio medico in presenza dei seguenti disturbi:

  • modificazioni persistenti delle abitudini intestinali;
  • presenza di sangue nelle feci evidente a occhio nudo;
  • sensazione di ingombro rettale persistente dopo l’evacuazione.

 

 

Fonti

• salute.gov.it

• Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva – sigeitalia.it

• Associazione italiana di oncologia medica (AIOM) – aiom.it

• Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) – registri-tumori.it

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