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La danza: un’alleata per stare bene

Benefici confermati a ogni età

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Alla ripresa della socialità dopo la pandemia un grande potenziale è stato espresso dalle arti performative, in particolare teatro e danza praticati. L’effetto biologico positivo, soprattutto di carattere cardiovascolare, è da ricercare sia nei benefici indotti dall’attività motoria sia derivante dalla creatività stimolata durante la partecipazione, dall’aumento di benessere auto-percepito e dal rafforzamento delle relazioni sociali. Gli effetti significativi di queste prassi sociali sulla salute mentale, testimoniati da evidenze scientifiche e cliniche consistenti, offrono possibilità concrete di integrazioni nei percorsi di cura.

La danza, se guidata all’interno di un contesto di accessibilità fisica e culturale, può generare benefici immediati a livello di ritmo e profondità della respirazione, abbassamento della frequenza cardiaca e riduzione dell’ipertensione muscolare, migliorando la qualità e fluidità del coordinamento dei movimenti, diminuendo l’oscillazione postulare, rafforzando la fiducia nella possibilità motorie e di assunzione di posture. Questi vantaggi sono raggiungibili a qualunque età, anche in presenza di patologie e disabilità, come dimostrato da percorsi di danza accessibili promossi a livello internazionale, ad esempio il programma Adaptative dance della Joffrey ballet school di Chicago.

In museo si balla

In Italia, uno dei casi riconosciuti a livello europeo, è Dance Well, un percorso ideato da Roberto Casarotto del Centro per la scena contemporanea Casa della danza di Bassano del Grappa, in collaborazione con diverse strutture sanitarie, che coinvolge gli spazi del Museo civico di Bassano del Grappa per creare esperienze di accessibilità culturale per persone con Parkinson, carer e cittadini. Nel 2019, il percorso è stato proposto anche in Giappone, al Metropolitan art museum di Tokyo, a Kyoto e a Kanazawa.

Il progetto Dance Well ha incluso interventi di misurazione degli impatti che hanno restituito dati sulla validità dell’approccio, in comparazione con le pratiche riabilitative tradizionali, e la significatività della dimensione emozionale suscitata dalla pratica artistica.

Il format, a dieci anni dal suo varo è ormai diffuso in Italia e fortemente inclusivo verso tutti i cittadini. Le lezioni settimanali di danza in museo sono prescritte anche dai medici di famiglia e il progetto sta conoscendo nuovi sviluppi con il Fresco institute per il Parkinson di Firenze.

L’iniziativa rappresenta una best practice che segue il modello del sistema di prescrizione sociale, adottato in Gran Bretagna, Irlanda, Stati Uniti, Canada, Australia, Paesi Bassi e Scandinavia, che consente ai medici di medicina generale e professionisti sanitari di fornire supporto pratico, sociale ed emotivo ai pazienti attraverso servizi non medici. Di particolare efficacia, l’Arts of prescription (Aop), basata su un approccio flessibile e incentrato sulla persona che include un’ampia gamma di proposte artistiche, culturali e creative a sostegno del benessere e della salute delle persone, prescritte da parte dei medici di medicina generale.

Gli studi internazionali

In questa direzione, le conquiste delle neuroscienze cognitive offrono delle conferme interessanti.

Il recente contributo Rhythm and groove as cognitive mechanisms of dance intervention in Parkinson’s disease, di A. Krotinger e P. Luis., indica come musica e danza possano attivare processi d’interazione multimodali e risposte motorie cerebrali in grado di indurre miglioramenti nei sintomi del morbo di Parkinson. Le due studiose della Medical school of Harvard arrivano a identificare proprio nel fattore di accoppiamento sensomotorio un indice predittivo dell’efficacia della terapia del movimento e della danza, con possibili implicazioni future anche in caso di altre patologie degenerative.

Dall’analisi della recente letteratura scientifica, emergono alcuni aspetti generali che possono essere utili per comprendere le implicazioni delle relazioni tra arti performative e vita delle persone.

Una rassegna aggiornata al 2020 – condotta da Alexa Sheppard e Mary Broughton della School of public health e School of music, dell’Università di Queensland in Australia – evidenzia gli effetti di miglioramento sull’andatura e sul movimento, sull’attenzione, la flessibilità e un migliore equilibrio negli anziani con morbo di Parkinson, demenza, malattie croniche debilitanti e disturbi mentali. L’impatto significativo è stato riscontrato anche in termini di diminuzione dei ricoveri degli anziani a seguito di cadute.

La danza è una alleata nell’invecchiamento attivo, in particolare le donne, che vivono in media più a lungo degli uomini e per questo risultano a più alto rischio di solitudine e abbandono. Danzare genera una migliore accettazione del sé e percezione del proprio corpo, in relazione all’età.

Lo studio Performing arts as a health resource? An umbrella review of the health impacts of music and dance participation, condotto da Matt Mc Crary ed Eckart Altenmüller dell’Università di Hannover e da Emma Redding del Conservatorio di Trinity Laban a Londra, identifica ben 17 dimensioni significative della salute in cui le arti performative sembrano intervenire direttamente, 9 delle quali supportate da forti evidenze. Gli effetti positivi riscontrati esercitano sulle funzioni cognitive, il sistema immunitario, la salute mentale, l’udito, la composizione corporea, le funzioni e la forma fisica, la salute auto-percepita, il benessere sociale. Le persone coinvolte sono over 60 anni, bambini (età 0- 9) e adolescenti (10-19).

In particolare, per gli anziani, oltre a impatti rilevati a livello cognitivo, sono state registrate risposte di increzione ormonale e immunitaria.

Per i giovani, in particolare, le esperienze di musica hip hop hanno prodotto, oltre a benefici sulla salute mentale, sulla partecipazione sociale e percezione di stanchezza, anche cambiamenti positivi nelle funzioni immunitarie e in relazione a stati infiammatori. Fattori quali la durata e la frequenza dei programmi risultano importanti per l’impatto: le attività devono essere svolte in sessioni di 60/120 minuti, ripetute settimanalmente, per almeno 4 settimane.

Esempi significativi in Italia

Over dance, che nasce a Reggio Emilia, dal confronto tra Fondazione Nazionale della Danza Aterballetto e Fondazione Ravasi Garzanti sull’invecchiamento attivo, processo che investe l’intera vita degli individui e non solo coloro che sono in età avanzata. Il progetto, pluriennale, si muove sia nella direzione dello sviluppo artistico, con la realizzazione di uno spettacolo di danza internazionale con ballerini over, sia socioculturale, con percorsi laboratoriali per anziani ed esperienze di compenetrazione tra creazione artistica e azioni di comunità. Proprio in questi giorni si sta concludendo l’esperienza del workshop Il gesto perduto, diretto dal coreografo Arturo Cannistrà, che ha coinvolto un gruppo di donne over 50, con interventi di misurazione del miglioramento del benessere percepito effettuati dall’Università di Modena e Reggio Emilia.

Sciroppo di teatro, varato a gennaio 2022 da parte di Ater Fondazione teatri, in Emilia Romagna. Il progetto culturale, in forte alleanza con il mondo sanitario, crea una rete sul territorio che include pediatri di libera scelta che assegnano voucher per favorire le partecipazioni teatrali di bambini, ragazzi e famiglie. Da gennaio ad aprile sono state oltre 12mila le partecipazioni su oltre quaranta titoli messi in scena da parte di compagnie specializzate, a Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Ravenna, Forlì e Cesena. Un modo per ritrovare gioia, relazione, potere di immaginazione, coltivare quelle che Oms definisce le life skill (abilità per la vita), centrali per la promozione della salute.

Nel nostro paese, pur in presenza di numerose pratiche che riconoscono i benefici fisici e motori delle arti performative, l’impatto delle componenti olistiche e creative per il benessere delle persone risulta ancora sottovalutato dalle politiche. Il potenziale della cultura, come risorsa sociale, appare però rilevante, sebbene non ancora del tutto esplorato. In particolare, danza e spettacoli si configurano come potenti mezzi per promuovere il benessere mentale e auto-percepito delle persone, per supportare la coesione sociale nelle comunità e contrastare le disuguaglianze di salute.

Per stare bene, occorre una mente danzante.

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