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118: 30 anni di servizio per l’emergenza

Dai Mondiali di calcio del '90 a oggi

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Sono trascorsi trent’anni dall’istituzione del servizio di emergenza territoriale 118. In questi anni, le ambulanze, le automediche, gli elicotteri del 118 sono stati le diramazioni fondamentali del Servizio sanitario nazionale, capaci di affrontare i bisogni delle persone in difficoltà.

Fu in occasione dei Mondiali di calcio del 1990 che il Ministero della sanità assunse l’iniziativa di sperimentare il 118. Il numero venne attivato l’1 giugno 1990 a Bologna e a Udine, uniche realtà provinciali in cui le rispettive Regioni avevano già realizzato sia le centrali uniche sia le reti di soccorso territoriale. In particolare, Bologna fece storia avendo iniziato negli anni Sessanta con il Centro di pronto intervento sanitario (Cepis), divenuto poi Bologna soccorso nel 1980 all’indomani della strage alla stazione cittadina.

Proprio gli interventi tragici che colpirono l’Emilia-Romagna, tra i quali anche la strage dell’Italicus, contribuirono a modificare il concetto di primo intervento e a migliorare ulteriormente il livello assistenziale dell’ambulanza, mettendo a bordo infermieri e medici. Inoltre, fecero emergere l’esigenza di una rete integrata fra le varie realtà territoriali coinvolte nel primo soccorso.

Dopo la fase sperimentale, a partire dal 27 marzo 1992 – con il decreto a firma del Presidente della Repubblica – furono costituite le centrali operative 118 anche in altre città, creando le basi di un nuovo sistema di emergenza territoriale integrato con le strutture di emergenza ospedaliere, capace di coinvolgere attivamente il mondo del volontariato e di collaborare con altri operatori come Vigili del fuoco, Polizia, Carabinieri e Protezione civile.

Il decreto presidenziale stabiliva: la competenza esclusiva del Servizio sanitario in merito all’attività di soccorso preospedaliero, la sua gratuità e l’attivazione del 118 come un numero unico dedicato. Tre erano poi gli obiettivi che si volevano raggiungere con la rivoluzione dell’organizzazione dell’emergenza: ridurre la mortalità preospedaliera, ridurre la degenza media e ridurre l’invalidità permanente.

Perché si chiama 118

Quando con le Regioni, il Ministero della salute, il Ministero delle telecomunicazioni e la Sip si arrivò a istituire il numero unico, fu scelto il 118. «Perché – come ricorda Marco Vigna, fondatore del 118 a Bologna, in occasione dei festeggiamenti per il trentennale – era un numero evocativo: fa riferimento all’articolo 118 della nostra costituzione, quello sulla sussidiarietà, che si esprimeva proprio in quello che facevamo».

Dal 2010 anche in Italia è partita l’attivazione del 112 – Numero unico europeo (Nue) – in corso di estensione sul territorio. La direttiva europea prevede che attraverso il 112, sia da telefono fisso sia da cellulare, si possa chiedere l’intervento di polizia, carabinieri, vigili del fuoco e 118, con possibilità di allertare anche protezione civile e polizie locali grazie a una centrale operativa in grado di smistare la richiesta al terminale adeguato. In Italia, al momento, restano comunque attivi i numeri di emergenza nazionali, compreso il 118.

Il 118 visto dai bambini

Per celebrare questa ricorrenza, le società scientifiche, la Siems (Società italiana emergenza sanitaria) e la Siiet (Società italiana infermieri emergenza territoriale), le organizzazioni di volontariato e le associazioni tecnico professionali hanno promosso una serie di iniziative sul territorio nazionale. La prima è stata un format pensato ai bambini: la raccolta dei disegni dedicati al mondo del soccorso con una sezione speciale dedicata ai disegni dei bambini ricoverati nelle pediatrie di tutta Italia. I disegni sono visibili online al sito trentennale118.it

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