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“Storiedimenticate” il centro Rai nel Parco di Monza

Da centro tecnologico a luogo dimenticato

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Siamo nel Parco di Monza, per la precisione in viale Mirabellino, uno degli angoli più pittoreschi del polmone verde. Storiedimentcate.it racconta che a poche decine di metri dall’omonima Villa sorge l’ex centro Rai, che con il suo antennone, dove nidificano rapaci di ogni specie, è una delle fittanze più magiche. Fra tutti gli edifici storici e di prestigio, dall’Autodromo al Tennis club, passando per il Golf club, la palazzina a un piano disegnata all’inizio degli anni Cinquanta da Giò Ponti (lo stesso che ha progettato il grattacielo Pirelli) è una delle più ricche di storia. Tuttavia, è a rischio. Da circa tre anni è chiusa completamente e nonostante le promesse dei politici di turno, non è mai stata valorizzata. Sono state avanzate diverse idee, ma nessuna ha mai fatto breccia.

Realizzata nel 1954 dall’archistar, ha attraversato oltre sessant’anni rimanendo uguale a sé stessa, arredi compresi, riuscendo anche nell’impresa di essere stata fra i primi in Italia, il 6 ottobre del ’57, a intercettare l’oramai storico “bip bip” dello Sputnik, anche noto come satellite rosso. La scelta di realizzare l’ex centro proprio all’interno del parco cintato più grande d’Europa non fu fatta tanto per farla. Originariamente la struttura si trovava a Sesto Calende, ma dopo la Seconda guerra mondiale, in considerazione della vicina diffusione della tv, serviva una ubicazione migliore, lontano da edifici, montagne o altre fonti che potessero disturbare in qualsiasi modo il controllo delle onde elettromagnetiche. Ecco, dunque l’idea di sfruttare il Parco di Monza e la scelta si rivelò subito vincente: oltre allo Sputnik, l’anno successivo vennero ascoltati anche i segnali che lanciava lo Score, il satellite inviato nello spazio dagli Usa per replicare alla supremazia sfoggiata in quegli anni dall’Urss nella corsa allo spazio. La Guerra fredda, infatti, si combatteva su diversi fronti. Quello militare, ovviamente, ma anche quello scientifico, culturale, sportivo e, naturalmente, quello spaziale che era (o è) uno dei più importanti. Ma il fascino del centro Rai, che ha un gemello a Sorrento, nasce soprattutto dalle sue linee architettoniche e dagli arredi interni. Tutto è uguale a prima. Tutto è uguale al ’54. Il divano che si trova all’ingresso, le scrivanie dei funzionari, il linoleum Pirelli steso per terra e persino le porte, realizzate con un oblò affinché uno degli ex direttori della struttura potesse tenere sotto controllo i dipendenti: voleva assicurarsi che lavorassero tutti e che non battessero la fiacca. In passato era anche finito nel mirino del nascente movimento ambientalista, che voleva vietare ai dipendenti del centro di recarsi al lavoro in auto. Il loro obiettivo era di tenere fuori dal Parco qualsiasi tipo di vettura. La questione finì in una bolla di sapone.

La progettazione del centro risale all’inizio degli anni Cinquanta. Giò Ponti fu affiancato da due firme d’eccezione, gli architetti Alberto Rosselli e Antonio Fornaroli. Fino a pochi anni fa era pienamente operativo. Garantiva la gestione delle reti, controllava la qualità del segnale e dava ordine alle onde radio. Era un vero e proprio punto centrale della tv italiana ed è stato oggetto dell’interesse anche del Fondo Ambientale Italiano. Nel 2018 infatti il Fai ha aperto il centro alle visite totalizzando migliaia di curiosi in pochi giorni di apertura.

L’ex centro al suo meglio contava 26 dipendenti, alla fine invece non erano più di una manciata. Gli ultimi se ne sono andati cinque anni or sono. Da allora la struttura è stata abbandonata a sé stessa. Dimenticata da tutti e tutto. Si sente parlare di Autodromo, di Villa Reale, a volte di Villa Mirabello, ma dell’ex centro mai. Tempo fa era stata anche organizzata una gara d’appalto. Tuttavia, è andata deserta nessuno vuole l’ex centro di controllo Rai. Nemmeno la Rai stessa. Forse il canone annuo di 152 mila euro, oltre alle spese di gestione e ai necessari lavori di ristrutturazione, richiesti dal Comune di Monza è troppo alto. Si è ipotizzato di utilizzare gli uffici per allestire un museo della televisione o ancora di trasformarlo in sede di un corso universitario. Alcune delle ultime soluzioni prevedevano di allestire un canale in lingua inglese, o una scuola di formazione giornalistica. Ma si tratta solo di idee.

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