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Monza tempio della velocità

Il difficile traguardo dei 100 anni

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Monza, la Formula Uno, il Tempio della velocità, il centenario. E adesso Imola. Che dà una scossa alla Brianza addormentata sugli allori (del passato).

Imola che con un’operazione prevedibile (e ampiamente prevista) diventa titolare. Basta giocare da riserva. Il circuito ‘Enzo e Dino Ferrari’ entra nel calendario del Mondiale di F1 almeno fino al 2025. Con buona pace della Monza che ha sempre pensato di essere unica e irrinunciabile in Italia con il suo Gran premio. Vero, certo. Ma il mondo cambia. È cambiato. E non soltanto per la pandemia che ha rotto gli equilibri e stravolto scenari e prospettive. È la stessa Formula Uno che non è più solo romanticismo. È business, prima di tutto. Se non addirittura esclusivamente.

Quando i conti non tornano

Business vuol dire che i conti, alla fine dell’anno, devono sempre tornare. Altrimenti il giocattolo si rompe. Eppure, negli ultimi anni il Gran premio d’Italia a Monza ha chiuso in perdita. Anche nell’anno record dei 200mila tifosi durante l’intero fine settimana di gara, nel 2019. Quest’anno, un altro bagno di sangue. Parola del presidente di Aci Italia, Angelo Sticchi Damiani: “Il Gp d’Italia l’abbiamo chiuso con un passivo di 15 milioni di euro. La vendita dei biglietti è partita molto tardi e non abbiamo raggiunto nemmeno il 50% consentito, ci siamo fermati al 22-23%. È un grave danno per l’Aci. Quello che era vero prima della pandemia è un conto, ora dobbiamo ripensare le cose, non si possono sopportare pesi di questo tipo”. In tempi ‘normali’ dalla biglietteria arrivano almeno una decina di milioni, poi si aggiungono i 5 milioni della Regione. Il canone da pagare alla Formula Uno ogni anno ammonta a circa 20 milioni e la differenza che Aci deve mettere è abbordabile. Ma alla fine sono sempre almeno 5 milioni di euro.

Con il ‘nuovo’ Gran premio dell’Emilia-Romagna e del Made in Italy a Imola, invece, i conti sono ben diversi: dei 20 milioni di fee da versare alla F1, 12 arrivano dal Governo, 5 dalla Regione Emilia-Romagna, 2 dal Conami, ovvero il Consorzio azienda multiservizi intercomunale, e uno solo da Aci. E allora, colpa o merito di Imola? Forse Monza prima di cercare un colpevole ‘straniero’ dovrebbe farsi un esame di coscienza. Monza intesa non come autodromo. O meglio, non solo. Monza come capoluogo di una Brianza che si è sempre vantata di essere la locomotiva d’Italia con le sue imprese. Eppure, si fa fatica. Anche solo a trovare uno sponsor che investa in cambio dell’insegna sul circuito. Nonostante i quattro giorni del Gp generino sul territorio un indotto di 120 milioni di euro.

Compleanno al risparmio

Monza deve prima di tutto temere sé stessa. Il contratto con la Formula Uno, anche con Monza, si conclude nel 2025. Con la differenza, però, che il prossimo anno l’autodromo taglia il traguardo dei 100 anni, diventando il più vecchio circuito della F1 ancora in attività. Un record. Che Aci e Monza vorrebbero festeggiare degnamente con una serie di lavori necessari in un impianto sportivo che mostra tutti i segni dell’età. Servirebbero 100 milioni, il preventivo dell’Aci. Ma l’autodromo è di proprietà pubblica, mica dell’Automobile club. Ecco perché servirebbero aiuti ‘di Stato’. Che non sono ancora arrivati. E ormai il tempo è scaduto per aprire i cantieri. Si andrà con una festa al risparmio. Ma la storia recente non va dimenticata. E ci consegna l’immagine di una Federazione (l’Aci) solida e credibile a livello internazionale capace, anche quest’anno, due Gp di Formula Uno (Imola e Monza) e due tappe del Mondiale Rally (in Sardegna e tra Monza e le valli bergamasche): “È una cosa che rende merito a una nazione che ha una grandissima tradizione nei motori. Lavoreremo per grandi sinergie tra due gran premi distanziati ma che si svolgono in due momenti importanti dal punto di vista turistico. Monza è stata quest’anno il tempio della velocità e dello sport tutto. I Gp sono momenti di grande visibilità mediatica ed è importante allargare questa visibilità a tutti gli sport”.

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