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Monza, regina della televisione

La storia della città di Teodolinda: record di ascolti e telespettatori affascinati

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n audience straordinario. La storia dell’«incantevole» Monza e delle sue due regine, come ha raccontato il conduttore Livio Leonardi, ha stregato i telespettatori molto più del focus dedicato a Roma su «Paese che vai» in onda su Rai 1 la settimana dopo.

Insomma, domenica 7 marzo, grazie alla storia della nostra città, la trasmissione ha registrato ascolti record, con lo share più alto dell’anno (nemmeno la città eterna è riuscita in questa impresa).

L’avansigla è arrivata al 28.11%, mentre lo share medio della puntata è stato del 22.91% con 2.166.000 di spettatori in media e la copertura netta è arrivata a 4.741.000.

E pensare che la puntata aveva anche rischiato di venire rimandata per via di una programmazione su Sanremo. E invece grazie all’intervento del deputato brianzolo Massimiliano Capitanio questo però non è successo e Monza è tornata in programmazione.

Ma la vera soddisfazione è di Ghi Meregalli, la terza regina di Monza, dopo Teodolinda e Margherita a battersi, in epoca recente e quindi con l’ausilio della tecnologia, per la valorizzazione della nostra città. È lei che da 40 anni organizza lo storico Corteo storico in Duomo sulla storia di Teodolinda che richiamava ogni anno visitatori da tutta la Lombardia.

Fu lei nel 2019 a portare alla trasmissione una serie di documenti sulla storia di Monza, affascinando gli autori del programma Tv. Ci volle poi un altro anno prima che a settembre 2020 iniziarono le riprese in città per la puntata di «Paese che vai».

Fondamentale anche qui lo «zampino» di Ghi che per l’occasione ha messo a disposizione una ventina dei suoi figuranti del Corteo storico. Con costumi che – precisi nei dettagli e belli così – nemmeno gli autori della trasmissione ne avevano mai visti in giro per l’Italia.

E pensare che sono tutti realizzati qui in Brianza! «C’è stata una ricostruzione precisa, grazie anche agli affreschi degli Zavattari (che pure compaiono nella puntata ndr) dei costumi dell’epoca – spiega Ghi –. Ma abbiamo messo a disposizione anche la ricostruzione della Corona Ferrea e del Tesoro del Duomo, riprodotto fedelmente dalle sapienti mani di una pasticciera di Villasanta con una dovizia di particolari che lo rendono del tutto simile per forma e colori all’originale».

È il tutto grazie alle associazioni villasantesi La Ghiringhella e Villasanta Medievale.

Dalla Corona Ferrea alla Chioccia coi pulcini, è la pasticciera Giuseppina Sorte, artista per vocazione, ad aver forgiato con le proprie mani i pezzi del Tesoro portati in piazza Duomo dai figuranti per «Paese che vai». Un lavoro complesso, frutto di un lungo lavoro di ricerca d’archivio e dell’utilizzo dei materiali più disparati, dalle panette dell’amido di mais alle paste di vetro colorato.

A disegnare personalmente i bozzetti dei costumi d’epoca, invece, è stata la scenografa e costumista Maria Anastasia Colombo, a capo del gruppo di sarte di Villasanta Medievale che per mesi nella sede dell’associazione lavorano senza sosta tra metri di stoffe raffinate e pregiate passamanerie. «Tutto è curato nel più piccolo dettaglio – ha spiegato –. Guai se qualcuno dovesse indossare per sbaglio anche solo un anello o un orologio. Non saremmo più credibili nei panni di uomini medievali e la nostre esibizioni sarebbero compromesse».

La puntata è stata, senza dubbio, un biglietto da visita incredibile per la città. Anche il sindaco Dario Allevi ne è stato più che entusiasta: «È una straordinaria opportunità, soprattutto in un momento così delicato e difficile, per rilanciare l’immagine turistica e culturale della nostra città. Il Duomo, il centro storico con le sue piazze e i suoi musei, l’Autodromo, la Reggia e il Parco sono poli d’attrazione potenti, capaci di intercettare l’interesse dei turisti verso la nostra città. I numeri, prima dello stop imposto dalla pandemia, ci stavano dando ragione: Monza e la Brianza registravano più di mezzo milione di arrivi all’anno con un incremento del 2,7% e di questi un terzo erano stranieri. Dopo l’emergenza sanitaria dovremo ricominciare a percorrere questa strada».

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