LA RIVISTA DELLE FARMACIE COMUNALI DELLA TUA CITTÀ

Lavorare insieme per costruire il post-Covid

A colloquio con il Sindaco di Monza

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l Covid-19 è una continua sfida. Al nostro sistema sanitario, in primo luogo. Ma anche a quello economico. Sono molte le famiglie e le imprese che questo maledetto virus ha messo in ginocchio», racconta il sindaco Dario Allevi. «Per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale ci siamo trovati di fronte a una limitazione delle nostre libertà personali. Per questo il Covid, oltre a provocare quasi tre milioni di morti nel mondo, è una minaccia alla nostra società, al nostro modo di vivere. E per questo dobbiamo ragionare su nuovi stili di vita per superare la crisi. A cominciare dalle nostre città, che vanno ripensate».

Come pensa che saranno le città del post-Covid?

La pandemia ci sta obbligando a ripensare gli spazi urbani e la mobilità sulla base delle nuove esigenze. Perché, come scriveva Italo Calvino, «D’una città non godi le 7 o le 77 meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda». La pandemia ci ha spinto a investire in un cambiamento più rapido, a rendere concreti quei progetti a cui stavano lavorando dall’inizio del nostro mandato. Il Covid, in questo senso, è stato l’acceleratore di un cambiamento già in atto.

La pandemia, però, ha cambiato anche il «lavoro» dei sindaci.

Abbiamo dovuto riconvertire la «mission» dei nostri Municipi in poche settimane, modificare progetti avviati, programmazioni, uffici e servizi per poter rispondere ai nuovi e urgenti bisogni delle nostre comunità. Ci siamo messi a disposizione dei cittadini che erano alla ricerca di punti di riferimento concreti e vicini per ottenere risposte e sostegno in mezzo alla tempesta. In quei momenti drammatici, che non dimenticheremo mai, noi Sindaci abbiamo superato i confini delle competenze istituzionali e delle appartenenze politiche. Abbiamo messo da parte le nostre vite private, le nostre famiglie e le nostre legittime preoccupazioni e paure personali. Confesso che nelle settimane più buie – quando assistevamo impotenti ai bollettini di guerra della Protezione Civile e quando i nostri cimiteri chiusi aprivano i cancelli solo per accogliere feretri – ebbene in quei momenti ci siamo sentiti spesso soli.

Intorno a voi, però, è nata una rete di solidarietà.

Sì, certo. In un momento così drammatico abbiamo toccato con mano il calore e il valore della solidarietà autentica che le nostre comunità hanno saputo far germogliare. Ricordiamo gli imprenditori che hanno voluto donare mascherine e dispositivi di protezione quando erano introvabili; i volontari che nelle cucine da campo hanno preparato pasti per i medici in prima linea; le tante persone, giovani e non, che si sono messe a disposizione per consegnare beni di prima necessità e medicinali agli anziani e alle persone sole, in collaborazione con le nostre strutture dei Servizi Sociali. È stato questo “l’esercito del bene” che ci siamo trovati al fianco, un alleato indispensabile che con la sua forza inesauribile ha contribuito a fare la differenza.

Possiamo davvero pensare al dopo Covid?

Adesso ci attende una sfida altrettanto difficile: quella della ripartenza. Il mondo del dopo Covid lo costruiamo con le scelte di oggi. Si tratta di qualcosa di molto più impegnativo di riaprire scuole, uffici e negozi. Si tratta di ricostruire le fondamenta del nostro vivere insieme, oggi gravemente minato dopo oltre un anno di emergenza. Dovremo costruire servizi innovativi per le famiglie e per le imprese, senza lasciare indietro nessuno. Dovremo immaginare un modello di sviluppo capace di mettere al centro le persone, a partire da quanti stanno pagando il prezzo più alto per le restrizioni ancora in corso, che sono i nostri concittadini più giovani. Dovremo scovare e mettere a frutto i talenti migliori delle nostre città. L’obiettivo è accompagnare la città fuori da questa crisi globale, sapendo che non si può tornare indietro ma che, al contrario, bisogna guardare avanti investendo sullo sviluppo economico e lavorando sulla sfida climatica e ambientale. Però non possiamo farlo da soli. Abbiamo bisogno di fare rete, di camminare tutti nella stessa direzione. Dopo il Covid niente sarà più come prima, ma se lavoreremo tutti insieme e remeremo nella stessa direzione – come abbiamo fatto finora – potrebbe essere anche meglio di prima. 

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