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La casa è prigione o luogo di benessere?

Questo il dilemma posto dalla pandemia

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La casa è dove si trova il cuore, scriveva Plinio il Vecchio.

Credo che in questi ultimi mesi, mai questo aforisma sia stato più vero, oppure no?

Con la pandemia da Covid-19 in atto, con il fatto che da mesi siamo stati costretti per lunghi periodi a stare rinchiusi nelle nostre abitazioni per salvaguardare la nostra salute e quella degli altri, la casa è tornata al centro della nostra vita, della nostra quotidianità e di attente riflessioni.

La prima domanda che ci si pone è se la casa che abitiamo è adatta alle nostre esigenze. Quante volte abbiamo procrastinato dei lavori o dei lavoretti che avevamo in mente di fare, ma poi perché non avevamo né tempo né voglia abbiamo rimandato. Abbiamo anche scelto di non farli del tutto, anche se la casa è un pezzo importante della nostra vita, ma forse prima della pandemia era un luogo dove tutto sommato pensavamo di passare le ore che ci sembravano meno importanti della nostra esistenza: un pasto veloce, un luogo dove dormire. Perché là fuori c’era il resto della vita: il lavoro, la scuola per i nostri figli, gli amici, le ore in palestra o al ristorante. 

La pandemia ha rimesso al centro il valore della nostra abitazione. Ma non solo, in questo momento in cui la salute è salita sul gradino più alto del podio, la casa deve essere vissuta anche come luogo di benessere. Una medicina dolce per il cuore, che infonda serenità, ma non sempre è così. 

Per stare bene in un luogo abbiamo bisogno che ci assomigli, che sia a nostra immagine e somiglianza. Di questo sono convinto. Il luogo in cui si vive deve riflettere e rispecchiare il più possibile le caratteristiche e le esigenze del singolo: vale la pena, di tanto in tanto fermarsi a osservare e a riflettere per capire se si è soddisfatti  dell’ambiente o se si preferirebbe cambiare qualcosa.

Adesso è arrivato il momento di farlo.

Partiamo dalla cucina, innanzitutto, che deve essere luogo vitale e caldo per eccellenza. Ordinata nel suo disordine naturale. Dove ogni cosa è al suo posto, ma solo fino a quando non si accendono i fornelli.

Il soggiorno congeniale ai nostri interessi e allora importa poco che abbia o meno la televisione di ultima generazione o che ci sia l’aria condizionata, deve essere adatto per leggere, ma anche per riposare o riflettere, se è questo che noi cerchiamo. Ciò che conta che ci sia ciò che per noi ha un valore che si traduce in benessere.

Anche le piccole cose fanno la differenza. E allora, per esempio, si riscopre il cigolio della vetrina del soggiorno. Un rumore che quell’armadio ha sempre fatto, ma in questi mesi nel silenzio della pandemia è tornato alla nostra attenzione. Lo abbiamo sempre sentito, ma non ci avevamo mai fatto caso fino a quando è arrivato a interrompere il silenzio di uno dei tanti pomeriggi, che tutti uguali si susseguono uno dopo l’altro, tra smart working, il preparare la cena e magari il far fare i compiti ai bambini. Si potrebbe mettere un po’ di olio a quella cerniera per impedirle di stridere ogni qualvolta venga aperta o chiusa. Si potrebbe, ma ora che quel suono è diventato parte della casa non si può farlo scomparire così. Non si può. Ci fa sentire bene, ci fa sentire a casa.    

La casa è dove si trova il cuore, scriveva Plinio il Vecchio.

La casa è il luogo che condividiamo con noi stessi e con i nostri cari. Mi sembra bello immaginare sempre che al nostro ritorno casa nostra ci stia aspettando. Torneremo a viaggiare, ad andare in trasferta per lavoro e allora casa nostra ritornerà a mancarci.

Ricordate che a casa propria ognuno è re.

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