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In visita alla Cascina Cernuschi

Scoprendo il legame tra carabinieri e Parco di Monza

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Anche quest’anno sono tornate le giornate dal Fai di primavera, con l’apertura straordinaria di oltre 750 luoghi solitamente inaccessibili o poco conosciuti del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese. 

L’apertura dell’ottocentesca Cascina Cernuschi è stata una rara opportunità offerta ai visitatori per fare un salto indietro nel tempo, alla scoperta di un curioso legame che intreccia la storia del parco di Monza a quella dei carabinieri, ripercorrendo le vicende che portarono all’unità d’Italia, per arrivare, attraverso la storia repubblicana, fino ai nostri giorni.

La storia architettonica

Situata nei pressi del fiume Lambro e delle sue antiche rogge, nel cuore della Valle dei Sospiri e accessibile percorrendo un viale alberato di bagolari, nelle sue forme originarie la cascina rappresentava un tipico edificio agreste della pianura lombarda, dotata di ampi porticati a tutta altezza, loggiati, ballatoi, granaio e fienile, il forno, il pozzo e un locale adibito all’allevamento dei bachi da seta.

Edificata nel periodo asburgico, la cascina fu oggetto di un profondo intervento di ristrutturazione da parte dell’architetto Canonica, che concepì la cascina come compendio equestre della vicina Villa Mirabello. Ma la trasformazione più radicale si deve a Giacomo Tazzini, che verso il 1847 portò a termine il progetto, destinando il casale all’allevamento dei cavalli del Mirabello.

La nobile facciata dell’edificio è scandita da finestre caratterizzate da cornici e timpani di forme diverse, dotate di mensole e contorni in rilievo sull’intonaco grigio che imita la pietra. Durante i numerosi, successivi rimaneggiamenti, l’apparato decorativo è rimasto pressoché immutato, sebbene le finiture siano state aggiornate con l’utilizzo di cementi e ciottoli di fiume, secondo la moda di inizio Novecento.

Una cavalcata tra storia e cultura

La visita guidata alle architetture della cascina ha introdotto gli ospiti al percorso storico-culturale allestito nelle sale interne, in cui sono stati esposti per l’occasione alcuni cimeli, documenti originali, antiche uniformi dei carabinieri reali e bardature per i cavalli in uso tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900.

Il legame che unisce i carabinieri alla città di Monza, infatti, è molto antico e risale al periodo Risorgimentale. Le fonti storiche attestano la presenza di una caserma dei carabinieri reali all’interno del parco di Monza già nel 1859, all’indomani della cacciata degli austriaci dalla Lombardia. E a cavallo dei due secoli, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, fu proprio la Villa Reale a fare da sfondo ad alcuni importanti eventi che segnarono la storia del nostro Paese.

Due pregevoli dipinti a olio, raffiguranti il principe Umberto e la principessa Margherita di Savoia, ricordano all’ospite che la Villa Reale di Monza fu il dono di nozze offerto dal re Vittorio Emanuele II alla coppia di sposi, che si unirono in matrimonio a Torino, il 22 aprile 1868.

In occasione delle nozze, venne costituito uno Squadrone di 80 carabinieri a cavallo, per la scorta d’onore al corteo: era nato il Corpo dei corazzieri, destinato alla protezione della casa reale.

Ancora oggi, i corazzieri sono un reparto speciale dell’Arma dei carabinieri, al servizio del presidente della Repubblica, che vigila sulla sicurezza del capo dello Stato, ora come allora, in una continuità ideale con i valori e i compiti assegnati loro fin dalla fondazione.

Ed è una triste sorte quella che attende il Re Umberto I, a Monza, a pochi passi dalla Villa Reale, nella calda sera d’estate di domenica 29 luglio 1900. Scampato già a due attentati, in circa vent’anni di regno, giunto all’età di 56 anni, questa volta il sovrano non può sottrarsi all’appuntamento col suo assassino, arrivato appositamente dall’America per commettere l’omicidio, e troverà la morte, colpito da tre proiettili sparati a breve distanza, uno dei quali, mortale, lo raggiunge al cuore.

In quell’occasione furono i carabinieri ad arrestare l’attentatore e a sottrarlo al pestaggio della folla, che lo voleva linciare sul posto, per condurlo nella cella della loro Tenenza.

Sul luogo dell’omicidio, nel punto esatto in cui Umberto I fu colpito a morte, la vedova Margherita di Savoia e il figlio Vittorio Emanuele III fecero erigere la “Cappella espiatoria”: un monumento funebre, in memoria del re assassinato, per celebrare il dolore della Patria che ha perduto il proprio sovrano. Dopo il regicidio, i Savoia non tornarono più a Monza e per la Villa iniziò un lento declino e una progressiva spoliazione di ogni suo arredo.

La casa dei cavalli dei carabinieri

Il numeroso pubblico che ha visitato la Caserma Cernuschi grazie al Fai ha potuto recarsi nelle scuderie e conoscere da vicino i cavalli dei carabinieri, sette magnifici esemplari di colore morello di razza murgese provenienti dall’allevamento dei carabinieri forestali di Martina Franca, oggi impiegati in servizi di vigilanza del Parco o in manifestazioni ufficiali di rappresentanza.

A conclusione della visita, il maniscalco del reparto, erede di una tradizione antica e custode di un patrimonio di conoscenze nella lavorazione dei metalli ormai divenuto raro, ha svelato a tutti i partecipanti i segreti dell’arte di ferrare i cavalli.

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