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Il teatrino della Villa Reale rialza il sipario

“La piccola Scala” mostra le sue bellezze

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er restaurarlo ci sono voluti 17 mesi di lavoro e un finanziamento di un milione e mezzo di euro. Ora la bomboniera della Villa Reale di Monza, riportata alla bellezza originaria dal cantiere aperto dal ministero per i Beni culturali, è pronta a rialzare il sipario.

Un lavoro atteso da anni, che ha consentito non solo di restituire alla città il teatrino di corte ammalorato, ma anche di recuperare, sotto gli occhi della Soprintendenza, le macchine sceniche originarie realizzate due secoli fa dai maestri della Scala. Un’autentica chicca, poiché si tratta delle uniche opere ideate dai maestri del Teatro alla Scala a essere conservate nella loro sede originaria.

Per realizzare il teatrino ci vollero soltanto sette mesi. Il progetto originario della Villa Reale, commissionata nel 1777 da Maria Teresa d’Asburgo all’architetto folignate Giuseppe Piermarini, non lo prevedeva. Temendo incendi, come era già accaduto per il teatro arciducale del Palazzo di Milano, si era deciso anche per Monza di costruire un teatro separato dalla Villa, realizzato nel 1778 sulla piazza del mercato e ribattezzato “La piccola Scala”. L’edificio però nel 1802 fu comunque distrutto dalle fiamme, mentre con la fine del periodo asburgico e l’arrivo a Monza dei francesi ci fu anche la svolta.

Nel 1807 il viceré d’Italia Eugenio di Beauharnais incaricò l’architetto ticinese Luigi Canonica di ricavare un teatrino dagli stessi ambienti delle cucine della Villa Reale progettata trent’anni prima. Un omaggio alla moglie del viceré, Augusta di Baviera, per il cui onomastico il 3 agosto del 1808 fu portato in scena il primo spettacolo.

Per costruire il Teatrino furono ingaggiati i decoratori già impegnati nella Villa, gli scenografi del Teatro alla Scala, come Alessandro Sanquirico e Giovanni Perego, mentre Andrea Appiani eseguì il sipario con il Trionfo di Bacco fanciullo, un’altra opera preziosa recuperata dal cantiere della Soprintendenza. Il capo macchinista della Scala Carlo Grassi costruì per 890 lire la graticcia, il ballatoio, il piano di scena e nel sottopalco i carrelli delle quinte e la buca del suggeritore.

Mentre le sue origini sono state accompagnate dalla fortuna, negli anni il teatrino, minacciato dall’umidità che ne ha compromesso le pareti, ha dovuto subire diverse traversie. Se dopo la dominazione napoleonica gli Asburgo prima e i Savoia poi si preoccuparono soprattutto di sovrapporre i propri emblemi ai precedenti, dopo la fuga seguita al regicidio, con l’abbandono della Villa da parte della Corona il teatro divenne prima un magazzino e poi, nel 1927, uno spazio espositivo al servizio della terza Biennale di Monza – Mostra internazionale delle arti decorative. Solo nel 1975 iniziarono i restauri allo scopo di avviare una breve stagione teatrale, ma in quell’occasione le antiche decorazioni furono ridipinte e ricalcate.

I restauri hanno riservato tante sorprese e oggi il Teatrino è pronto per essere di nuovo usato. Oltre all’adeguamento impiantistico, il cantiere si è occupato dei restauri delle pareti e delle macchine sceniche del 1807, ripulite e disinfestate, mentre è stato ritrovato e restaurato anche il pavimento originario del loggione in cotto lombardo.

Ma una delle sorprese più importanti riguarda il recupero del velario di Andrea Appiani, protagonista in Villa Reale con gli affreschi ispirati ad Amore e Psiche, alla Rotonda che collega il palazzo al Serrone. La grande tela dell’Appiani era un siparietto che chiudeva il proscenio durante le esecuzioni musicali. Il bozzetto originario si trova al Museo del Teatro alla Scala di Milano.

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