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Essere farmacista ai tempi del virus

Cambia la figura del professionista sanitario specialista del farmaco

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In questi tempi da lupi e con tali chiari di luna, fare il farmacista può sembrare difficile. Difficilissimo. Anzi impossibile. I due mesi che hanno cambiato il mondo, hanno inciso non poco sulla percezione che la gente ha della figura del farmacista.

Nell’antichità era maestro di educazione sanitaria. Personaggio di cultura nel secolo dei Lumi. Punto di riferimento sanitario durante le guerre mondiali. L’evoluzione della sua figura è sempre andata di pari passo con la storia della nostra cultura e della nostra civiltà. Oggi dietro al bancone c’è di più di un semplice camice bianco. Di un’indefinita figura che sa districarsi tra creme solari e ricette griffate dai medici con calligrafia incomprensibile ai comuni mortali. Se il dottore era quello che parlava delle malattie in “greco antico”, il farmacista era quello che traduceva al popolo questa lingua “strana”.

La vicenda drammatica del virus ha rivalutato non poco questa figura. Soprattutto nei primi tempi della pandemia. Quando la gente percepiva il pericolo nell’aria senza capire bene cosa e dove fosse il nemico. Loro, i farmacisti, sono stati come gli arditi della Prima Guerra Mondiale. Costretti a gettarsi avanti svolgendo al tempo stesso una funzione sociale di elemento equilibratore tra i timori della gente e l’ignoto nemico invisibile. Spesso dovendosi districare tra notizie contraddittorie provenienti dai media. Il cataclisma del virus è arrivato fortemente anche sulle loro spalle perché la gente di quel signore con il camice bianco che sta dietro il bancone della farmacia, ha fiducia. Ecco Fiducia (con l’iniziale maiuscola) è la parola chiave per capire l’ultima mutazione di questi mesi. Il farmacista è diventato ancor più punto di riferimento della comunità. È stata anche la persona a cui ci si è affidati per curare piccole patologie in alternativa al medico. È diventato il confidente per problemi inerenti alla salute e non solo. Non dimentichiamo che la farmacia è un piccolo centro sanitario, con una funzione sociale molto importante e molto gradita al cittadino. Ha un alto grado di fidelizzazione. Prima del medico di base, prima del pronto soccorso la gente si è rivolta a quel “dispensatore di farmaci” e Fiducia che è il farmacista. Con tutte le conseguenze del caso. Sicurezza degli operatori compresa. L’aspetto rassicurante nonostante, il rispetto delle norme di sicurezza che Farmacom ha messo in atto da subito, ma soprattutto la loro professionalità dimostrata sul campo, hanno mantenuto alta nei monzesi la percezione positiva di questa figura particolare.

Ed allora, senza scomodare Philip K. Dick e il suo “cacciatore di androidi” da cui fu liberamente tratta la sceneggiatura di Blade Runner, si può sicuramente fare propria la sua battuta. Si può dire molto della infinita misericordia di Dio, ma un farmacista sveglio, quando si arriva al sodo, serve di più.

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