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Brianza e futuro sono sinonimi

Ma, talvolta, occorre trovare il tempo di fermarsi

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i sono anche Monza e la Brianza al centro di quella contesa non solo commerciale e scientifica ma anche geopolitica che è la produzione dei vaccini anti-Covid. Come aveva anticipato Il Cittadino già alla fine di febbraio, infatti, è stata recentemente confermata, con una nota, l’intesa tra Pfizer-BioNTech e Thermo Fisher Scientific per la produzione, nello stabilimento monzese di quest’ultima, del siero della multinazionale statunitense.

Se da un lato ci sono gli americani, dall’altro ci sono i russi. Nella sede di Caponago di Adienne Pharma & Biotech, infatti, in seguito a un accordo stretto tra l’azienda e il fondo governativo russo, dovrebbe prendere il via la produzione italiana del farmaco Sputnik V, la cui valutazione da parte dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), è in corso.

C’è poi un terzo protagonista, il vaccino “made in Italy” attualmente in fase di test, realizzato da un’altra azienda monzese, Rottapharm Biotech, in collaborazione con Takis. Anche in questo caso, per la produzione, sarà coinvolta una realtà con radici sul territorio brianteo: si tratta della Acs Dobfar, il cui quartiere generale è situato a Vimercate. Insomma, possiamo dire con un ragionevole grado di certezza che, se e quando la guerra contro la pandemia sarà vinta, quella vittoria nel nostro Paese parlerà, in parte, anche brianzolo. Una notizia che può senza dubbio inorgoglire gli abitanti di un territorio che, ancora una volta, si conferma come eccellente nella sua capacità di fare innovazione.

Tutto bene dunque, dalle nostre parti, alla voce “progresso”? Purtroppo, no.

Perché se, da un lato, lo sviluppo scientifico e tecnico porta con sé anche notizie indubbiamente positive, dall’altro, tuttavia, bisognerebbe osservare con sguardo più critico quei mutamenti anche radicali del nostro stile di vita che erano già in corso prima dello sciagurato anno 2020 e che lo scenario pandemico ha prepotentemente accelerato. E questo, purtroppo, non avviene. Anzi, un fenomeno come la digitalizzazione delle esistenze viene quasi sempre e solo narrato con toni apologetici, nel nome del “Dio Futuro”.

Eppure, i risvolti negativi ci sono. Eccome. Si pensi ai tanti problemi generati dalla didattica a distanza. Si pensi, ancora, alle proteste recentemente scaturite, anche in Brianza, dalle condizioni cui sono sottoposti i lavoratori della cosiddetta “Gig economy” (rider in primis) e i corrieri dei giganti del web, che ci hanno abituato, soprattutto negli ultimi 12 mesi, a vederci consegnare direttamente a domicilio qualsiasi cosa in tempi rapidissimi. Proteste che sono una finestra sul modello socioeconomico verso il quale l’umanità si sta dirigendo e che è potenzialmente foriero di un esponenziale deterioramento dell’equilibrio sulla “bilancia dei diritti” tra consumatori e lavoratori, a svantaggio di questi ultimi. Come, va detto, è quasi sempre avvenuto a ogni passo in avanti della cosiddetta “transizione digitale”.

Certo, il mondo va di fretta, oggigiorno. Fermarsi a pensare su dove ci si stia dirigendo, in questa situazione e in una terra che ha sempre badato al sodo, potrebbe sembrare futile. Tuttavia, oggi, è più che mai d’obbligo.

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