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Massima prudenza e giusta comunicazione

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n questi ultimi mesi dell’anno prosegue la situazione di emergenza Covid-19 tra avvicendarsi di aggiornamenti, dati e decreti. Massima attenzione e allerta, poiché la prudenza è un obbligo, ma deve essere garbata e serena per non creare disorientamento. Non bisogna fare allarmismo, utilizzando prudenza anche nella comunicazione.

“Tra i fattori protettivi contro lo stress da Covid esiste la corretta informazione ed è quindi importante raccontare bene. Il 33% delle persone è esposto ad ansia e depressione. Percentuali che aumentano notevolmente tra malati e operatori”, ha dichiarato Michele Sanza, presidente eletto della Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze, durante un recente webinar di Motore Sanità.

Ma l’emergenza dettata dalla pandemia di Covid-19 ha stravolto il mondo della comunicazione.

I social media non potevano rimanere estranei all’impatto e alla trasformazione, facendo da cassa di risonanza a fenomeni di disinformazione e alle fake news. Per contrastare questa pratica è scesa in campo l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha denunciato i pericoli di questa “infodemia” capace di provocare danni al pari della stessa pandemia. Accanto all’OMS si sono mosse le principali piattaforme di social media con la promozione di link verso profili istituzionali di provata affidabilità. Le organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali, le riviste mediche e gli stessi scienziati e ricercatori hanno contribuito a diffondere i risultati delle loro ricerche e a promuovere una informazione corretta, non sempre, purtroppo, chiara e coerente agli occhi dei non addetti ai lavori.

Dal Festival della Scienza medica di Bologna è arrivata un’importante riflessione sulla comunicazione scientifica, moltiplicatasi in maniera incontrollata e rilanciata dai social media e dai mezzi di comunicazione tradizionali, in quella che di fatto si configura come la prima pandemia “mediatizzata” della storia dell’umanità. Di disinformazione, polarizzazione del dibattito scientifico ed esigenza di filtri più rigidi alla comunicazione scientifica per evitare la circolazione di fake news e disinformazione hanno parlato Enrico Bucci, ricercatore in Biochimica e Biologia molecolare e professore alla Temple University di Philadelphia ed Eugenio Santoro, responsabile del Laboratorio di Informatica Medica nel Dipartimento di Epidemiologia, che dal 1995 si occupa di Internet, e più di recente di web 2.0 e social media, delle loro applicazioni in ambito medico e delle loro potenzialità come strumenti di formazione e informazione.

Per difenderci, quindi, e tutelare il nostro benessere – soprattutto in tempo di pandemia – serve anche una buona comunicazione che assicuri di ricevere informazioni corrette sul reale stato della situazione e sui comportamenti da tenere. Un principio da annotare anche sulla prima pagina del calendario del prossimo anno.

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