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Vaccino antinfluenzale nell’inverno del covid-19

Una misura ancor più importante?

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“Tutti la conoscono, ma pochi la temono”. Questo potrebbe essere in estrema sintesi quanto risulta dai comportamenti degli italiani in merito all’influenza. Vista l’attuale situazione epidemiologica relativa alla circolazione di SARS-CoV-2, dagli esperti e dalle istituzioni sanitarie giunge la raccomandazione di sensibilizzare e informare l’opinione pubblica con campagne di vaccinazione antinfluenzale ricordando in particolare l’offerta della vaccinazione ai soggetti eleggibili.

Abbiamo incontrato la dottoressa Laura Sighinolfi dell’U.S. Gestione Ambulatorio Hiv/Aids, Malattie Infettive del Nuovo Polo Ospedaliero di Cona.

Dottoressa Sighinolfi, all’influenza possono essere associate diverse complicanze (bronchiti, polmoniti, aggravamento di malattie preesistenti ecc.) conosciute dalla maggior parte delle persone. Questa consapevolezza però non è sufficiente a far decollare la copertura vaccinale antinfluenzale.

L’influenza è percepita come una patologia banale, a rapida risoluzione, i cui sintomi principali  sono febbre alta, tosse, mal di gola, dolori muscolari. In realtà si tratta di una infezione da non sottovalutare in quanto può evolvere con bronchite, broncopolmonite, comportare il ricovero in ospedale per insufficienza respiratoria grave ed avere anche un esito mortale.

Nei paesi industrializzati si stima che la mortalità da influenza rappresenti la terza causa di morte per malattie infettive, dopo AIDS e tubercolosi.

In Italia ogni anno una percentuale variabile dall’8 al 12% della popolazione contrae l’influenza e si stima che vi siano circa 8000 decessi/anno correlati alle complicanze dell’influenza.

I fattori che favoriscono la progressione della influenza sono principalmente l’età > 65 anni e le patologie concomitanti (ad esempio diabete, tumori, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche, obesità).

Nonostante queste evidenze scientifiche, la copertura vaccinale per l’influenza nella stagione 2019/2020 è stata nella popolazione generale del 16,8% e nella popolazione anziana del 54,6%. Siamo ancora ben lontani dal raggiungimento del 75% nella popolazione over 65 aa e negli affetti da patologie croniche, valore indicato dall’OMS come necessario per ridurre significativamente la mortalità, complicanze e morbosità della influenza.

Ricordiamo che la vaccinazione ha un importante funzione di prevenzione mirata sia a rallentare la diffusione del virus nella comunità (prevenzione collettiva) che a prevenire le complicanze (protezione individuale) così da ridurre diffusione, gravità e letalità delle epidemie stagionali.

La distanza dagli obiettivi del piano di copertura vaccinale può dipendere dal grado di fiducia nel vaccino come strumento di prevenzione?

Purtroppo, si sono diffuse molte notizie negative che, pur non avendo nessuna base scientifica controllata, hanno contribuito ad alimentare i timori legati alla somministrazione dei vaccini.

I vaccini, così come tutti i farmaci, sono sottoposti a una serie di controlli accurati prima della loro immissione in commercio e anche dopo la loro commercializzazione. Vi sono degli standard di sicurezza individuati dagli organi di controllo nazionali e internazionali (FDA, EMA, AIFA) che devono essere rispettati.

Gli effetti collaterali legati alla vaccinazione sono generalmente a livello locale (arrossamento o dolore nel punto di iniezione), più raramente generali (astenia, cefalea, febbricola). Milioni di persone in Italia e nel mondo sono state vaccinate in sicurezza. Eventi gravi, tali da compromettere lo stato di salute del paziente, sono rarissimi e non sempre è dimostrata una effettiva correlazione con la vaccinazione.

Perché nella prossima stagione influenzale 2020-2021 – essendo prevedibile una co-circolazione di virus influenzali e SARS-CoV-2 – la vaccinazione antinfluenzale è maggiormente suggerita?

Influenza e SARS-CoV-2 hanno sintomi iniziali quasi del tutto sovrapponibili: febbre, tosse, mal di testa. Proprio per questo la prima raccomandazione che arriva dai servizi sanitari è quella di vaccinarsi contro l’influenza in modo da poter essere indirizzati più rapidamente verso la diagnosi corretta. Inoltre, la vaccinazione antinfluenzale può ridurre drasticamente il rischio di doppia infezione, nonché i ricoveri per complicazioni da influenza stessa.

Ricordiamo anche che le misure per la riduzione della diffusione del SARS-CoV-2 (uso della mascherina, distanziamento e lavaggio frequente delle mani) servono anche per prevenire l’influenza.

Non soltanto antinfluenzale. Parliamo anche di vaccino pneumococcico e vaccino contro l’Herpes zoster per gli over 65.

I vaccini sono importanti strumenti di prevenzione di numerose malattie infettive in particolare in quelle fasce di popolazione dove, per età o patologie concomitanti, il rischio di eventi gravi è maggiore.

Il vaccino antipneumococcico protegge dalle infezioni polmonari provocate da Streptococco pneumoniae, batterio molto diffuso, responsabile della maggior parte delle polmoniti batteriche. È raccomandato in particolare in chi soffre di broncopneumopatie croniche, diabete, malattie cardiovascolari. Questa vaccinazione ha dimostrato efficacia nel ridurre sia il numero che la gravità delle forme di polmonite nei soggetti con comorbilità.

La vaccinazione antipneumococcica può essere offerta simultaneamente alla vaccinazione antiinfluenzale, ma può pure essere somministrata indipendentemente e in qualsiasi stagione dell’anno.

L’Herpes zoster, conosciuto anche come “fuoco di Sant’Antonio”, è una patologia dolorosa e debilitante, determinata da riattivazione del virus Varicella zoster presente in forma latente nei gangli spinali. La riattivazione è più frequente con l’aumento dell’età ed in presenza di patologie immunodepressive ed è caratterizzata da interessamento cutaneo e nevralgia.

La vaccinazione è in grado di ridurre di circa il 65% i casi di nevralgia post-erpetica (una delle complicanze più frequenti e debilitanti della malattia) e circa il 50% di tutti i casi clinici di zoster.

 

VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE: domande in farmacia

Dopo la vaccinazione mi sono comunque ammalato. Era influenza oppure no?

I virus influenzali vanno incontro a frequenti mutazioni, per questo ogni anno il vaccino viene formulato sulla base dei ceppi virali patogeni circolanti. Vi possono però essere altri virus che colpiscono le vie respiratorie e che sono in grado di dare sindromi parainfluenzali, in genere di gravità minore rispetto alla influenza.

Se ho già avuto l’influenza, posso vaccinarmi lo stesso?

La vaccinazione di un soggetto già immune per effetto della malattia “naturale” non comporta un aumentato rischio di effetti collaterali.

I bambini devono essere vaccinati?

La vaccinazione antinfluenzale è controindicata nei bambini fino a 6 mesi. Dopo i 6 mesi vi sono ad ora pareri contrastanti, si raccomanda di eseguirla sono nel caso che il bambino presenti patologie croniche o immunosoppressive, per cui l’influenza può determinare un rischio di peggioramento.

Durante la gravidanza il vaccino può essere utile oppure è sconsigliato?

Le donne che si trovano in stato di gravidanza durante la stagione epidemica devono essere vaccinate: l’influenza determina un aumentato rischio di complicanze gravi e di decesso.

La vaccinazione, con vaccino inattivato, può essere effettuata in qualsiasi trimestre della gravidanza, in quanto sembra non associata ad effetti avversi nel prodotto del concepimento.

Quali sono le contrindicazioni al vaccino?

Le controindicazioni documentate alla vaccinazione riguardano:

• lattanti al di sotto dei sei mesi (per mancanza di studi clinici controllati che dimostrino l’innocuità del vaccino in tali fasce d’età);

• soggetti che abbiano manifestato una reazione allergica grave (anafilassi) dopo la somministrazione di una precedente dose a un componente del vaccino;

• soggetti con una malattia acuta di media o grave entità, con o senza febbre: è una controindicazione temporanea alla vaccinazione, che va rimandata a guarigione avvenuta.

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