LA RIVISTA DELLE FARMACIE COMUNALI DELLA TUA CITTÀ

Testimonianze dell’emergenza Covid-19 a Ferrara

Esperienze, ricordi, riflessioni di alcuni ferraresi

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Decidere in emergenza per la tutela di dipendenti e cittadini

di Luca Cimarelli presidente Holding Ferrara Servizi

 

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essuno poteva immaginare come la nostra vita potesse cambiare da un momento all’altro. Forse, anche distrattamente, seguivamo le vicende di quello che stava succedendo in Cina: ci meravigliavamo di come il Governo cinese isolasse di fatto milioni di cittadini, di come costruisse strutture sanitarie in tempi record e rimanevamo allo stesso tempo sgomenti dal numero dei contagi e purtroppo delle vittime che venivano comunicati ora dopo ora, come veri e propri bollettini di guerra. Probabilmente abbiamo anche pensato “Pensa se dovesse succedere in Italia”, ma era un pensiero… lontano.

Io non so quanti di voi ricordino il momento esatto della notizia del primo contagio a Codogno. Io ricordo esattamente quel momento, dove ero e cosa stavo facendo e ricordo anche di aver detto: “Ci siamo, prepariamoci a qualcosa che non abbiamo mai visto”. Quello che è successo dopo lo abbiamo visto e vissuto tutti e lo dovremo vivere ancora per altro tempo.

Essere responsabile delle Aziende partecipate del Comune di Ferrara impone grande responsabilità e impegno costante già in situazioni di normalità. In una fase come questa, in pochi giorni sono state cancellate certezze, procedure e organizzazione del lavoro e contemporaneamente sono stati riscritti protocolli, funzioni operative e adempimenti. La prima preoccupazione che ho avuto è stata la salvaguardia dei dipendenti che va di pari passo a quella degli utenti. In pochi giorni siamo tutti diventati esperti dei famosi Dpi (dispositivi di protezione individuale), dei costi e delle difficoltà di reperimento delle mascherine e di tutte quelle misure di sicurezza da mettere in atto per consentire ai nostri operatori di sentirsi “sicuri” nonostante tutto quello che stava accadendo. In questi momenti il pensiero che ti assilla è: se hai fatto tutto il possibile, se potevi fare di più, se hai compreso fino in fondo le preoccupazioni dei dipendenti.

Ti rendi conto che è facile decidere, non trovandoti di fronte all’utenza, non indossando guanti e mascherine per l’intero turno di lavoro, senza dover fronteggiare lo spaesamento, l’esasperazione e la rabbia degli utenti. Se comprendi tutto questo, hai solo una possibilità: essere a fianco dei tuoi dipendenti e al servizio dei cittadini e cercare di impegnarti ancora di più rispetto a prima. Posso dire, senza timore di essere smentito, che questo, a Ferrara, l’ha compreso subito il sindaco Alan Fabbri, la sua Giunta, tutto il suo staff, tanti altri dirigenti e consiglieri comunali che si sono adoperati per rispondere alle tantissime esigenze, anche primarie, che ogni giorno i ferraresi richiedevano e richiedono ancora. Ricordo, tra le tante iniziative intraprese, la distribuzione dei buoni pasto, il confezionamento e la successiva distribuzione delle mascherine che hanno impegnato per giorni tutti i soggetti sopra citati. L’importanza di essere presente in prima persona l’ho compresa subito anch’io affiancando i dipendenti delle nostre Aziende che con grande dedizione e professionalità hanno svolto il loro lavoro. Non si può certo rimanere indifferenti verso coloro che spesso hanno operato e operano in condizioni emotivamente molto “forti” o svolgono un ruolo sociale imprescindibile e importante dimostrando sensibilità e attaccamento alla nostra città. Io non so cosa abbia lasciato o lascerà in ognuno di noi questa emergenza, personalmente credo di avere acquisito qualche consapevolezza in più e anche qualche nuova certezza.

Sicuramente, mi sento ancora più orgoglioso di fare parte del mondo Holding Ferrara e di poter lavorare quotidianamente a fianco di persone che hanno lo stesso mio orgoglio e la voglia di fare. 

Colgo l’occasione per ringraziare il dottor Balboni  che lascia dopo due anni l’incarico di direzione in AFM  perché, in questi pochi mesi che ci hanno visto collaborare insieme, ha supportato costantemente la mia attività e si è dimostrato oltre che solido dirigente, uomo leale, propositivo e intellettualmente onesto, qualità al giorno d’oggi spesso rare. Michele, è stato un piacere condividere con te questi mesi anche se in una fase emergenziale molto complessa.


Farmacia e farmacisti centrali nel sistema salute e al fianco dell’utenza

di Martina Bombardi  farmacista AFM Farmacie Comunali Ferrara

 

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ll’inizio tutto sembrava lontano, ovattato; forse non mi sono resa conto subito della gravità della situazione. O forse la mia mente cercava di sfuggire all’evoluzione che la quotidianità, il lavoro avrebbero subito, probabilmente perché sembrava impossibile pensare di mettere in pausa la vita, il mondo e vedere le proprie certezze scivolare via.

A poco a poco le notizie si sono fatte sempre più vicine e il lavoro si è trasformato. Non si poteva più sfuggire la realtà, la paura si è percepita; ho ripercorso con la mente le persone con cui sono entrata in contatto, stanno tutti bene? Sto bene? E i miei cari? Anche loro impegnati in ambito sanitario, esposti a un maggior rischio, come affronto tutto? Ma il lavoro mi ha tenuto salda, ho vacillato ma la mia priorità ora era tutelare i nostri clienti (pazienti), poter continuare il servizio, cercare il più possibile di far sentire tranquille e al sicuro le persone che in quel momento più che mai avevano bisogno di risposte. Anche il solo dire: noi siamo qui, le farmacie sono aperte, non si preoccupi… in una situazione di cambiamento repentino, era fondamentale. Avremmo dovuto rispondere a moltissime telefonate, mail e messaggi di questa natura, ma ci saremmo organizzati e ce l’avremmo fatta.

Destreggiarsi in mezzo alle mille notizie che venivano date in pasto alla collettività senza filtro alcuno…, la vitamina C, la vitamina D, l’antibiotico, l’immunostimolante, l’antivirale e mille altre indicazioni senza basi ancora certificate che hanno rischiato di generare nella popolazione comportamenti errati. Il rischio di una eccessiva automedicazione, che porta con sé notevoli vantaggi se gestita adeguatamente, ma altrettanti pericoli se effettuata in modo non corretto. La necessità di limitare gli accessi alle zone a più alto rischio di contagio; ambulatori, ospedali, studi medici ha fatto sì che noi fossimo, ancora più del solito, un filtro necessario, una parte importante e insostituibile del sistema sanitario. L’alleggerimento di alcune procedure, come l’invio delle ricette da parte del medico per via telematica, ha permesso un più facile e sicuro sistema di distribuzione dei farmaci. Abbiamo sentito di far parte di un sistema funzionante e di poter dare il nostro contributo in questa situazione di emergenza al massimo delle nostre potenzialità di farmacisti. Una figura professionale troppo spesso non compresa appieno, relegati al ruolo di banco e alla mera distribuzione del farmaco. In tutto questo ci sentiamo e la gente ci percepisce operatori sanitari necessari al cittadino, centrali nel sistema paese.

Molto si potrebbe imparare da questa emergenza nel campo dei servizi e per quello che sarà il ruolo del farmacista anche in futuro.

Tutto si è dovuto adattare e si dovrà ancora adattare a questa situazione emergenziale; ma la mente escogita ogni mezzo possibile per sopravvivere ai carichi, alle tensioni e per proteggersi e fornire un servizio all’altezza. Prendo atto del quotidiano, vivo nella certezza dell’oggi e concludo il mio lavoro ogni giorno convinta di aver fatto tutto il possibile, per chi si è rivolto a noi e anche per proteggere chi mi attende a casa.


Paura sì, ma non un passo indietro

di Paolo Bertolazzi   dirigente medico di Pronto soccorso e  Medicina d’urgenza  Azienda ospedaliera-universitaria di Ferrara   Arcispedale S. Anna, Cona-Ferrara

 

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ono due le cose che mi hanno fatto più male nel corso di questa pandemia; la prima è stata il non poter toccare i pazienti con le mani nude, la seconda quella di non poter scorgere con un’occhiata cosa passa per la mente dei miei collaboratori.

Quanto siano utili i meccanismi di protezione lo conosciamo, quanto ostacolino l’umanizzazione della nostra prestazione professionale lo sappiamo altrettanto bene.

Io sono un medico all’antica, ho bisogno di toccare la pancia del mio paziente, di studiare l’espressione del suo viso mentre lo visito, di sentire con la mano la temperatura della sua pelle, di accarezzare il volto dell’anziano impaurito: come faccio con guanti e mascherina?

E dei miei amici infermieri e operatori sociosanitari che lavorano al mio fianco, spesso urtandomi e pestandomi i piedi, come posso capire dal loro viso se stiamo facendo per bene le cose che dobbiamo fare, se hanno recepito le mie direttive, se hanno visto qualcosa che non va e me lo vogliono comunicare con il linguaggio del corpo?

In pronto soccorso, specialmente nelle fasi concitate, non si dicono molte parole, ci si capisce a sguardi e gesti; appena tutto sarà finito voglio tornare a guardare e toccare i miei pazienti e i miei collaboratori, senza paura, lavandomi bene fra una visita e l’altra, ma senza paura.

Già, la paura, quanta ne ho vista negli occhi dei miei collaboratori, ma non uno che abbia fatto un passo indietro, non uno.


In mezzo all’oceano senza porti ove attraccare

di Marianna Felisatti   addetta reception Costa crociere

 

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ono sbarcata il 24 marzo dalla nave da crociera Costa Luminosa attraccata a Savona. Sì, proprio quella che la maggior parte di voi avrà visto al TG nei giorni precedenti. La mia avventura è iniziata esattamente un mese prima quando sono imbarcata a Port Everglades negli USA, ma non da turista come si può pensare…

Lavoro per Costa crociere da 5 anni come Hospitality service supervisor nel settore Reception, ma, credetemi, di crociere come questa non ne avevo mai vissute prima.

Tutto è andato bene fino all’8 marzo quando a Porto Rico lo sbarco di una signora, caso sospetto Covid-19, ha segnato per tutti la sorte del viaggio. Da quel giorno la nave non ha potuto più attraccare in nessun porto per questioni di sicurezza, creando disagio e incertezza negli ospiti e nell’equipaggio. Sono seguiti 15 giorni di navigazione ininterrotta perché non veniva autorizzato l’attracco in nessuno dei porti avvicinati. Vi garantisco che è una brutta sensazione sentirsi rifiutati ed essere in mezzo all’oceano con centinaia di persone completamente disorientate. I passeggeri ponevano mille domande con comprensibile insistenza, e il mio ruolo è proprio quello di prestare attenzioni ai passeggeri.

Finalmente siamo arrivati nel mar Mediterraneo, destinazione Tenerife e Malaga, proprio quando la Spagna ha decretato la chiusura delle frontiere causando ulteriore sconforto in tutti.

Arrivati a Marsiglia abbiamo potuto far sbarcare gli ospiti francesi e a Savona, grazie all’intervento della protezione civile, superate diverse tappe e controlli sanitari, si è concluso lo sbarco dei passeggeri e, successivamente, dell’equipaggio. Io che amo viaggiare e vedere il mondo, io che ho scelto questo lavoro sempre lontano da casa, io che raramente ho voglia di tornare a Ferrara, vi garantisco che soltanto arrivata a casa mi sono sentita al sicuro. All’arrivo ho affrontato i 14 giorni di quarantena sorvegliata senza alcun problema, ma tutt’oggi mi capita spesso di pensare alle persone con cui ho condiviso questa esperienza “così inaspettata”. Di loro ora non so più niente ma a loro dedico, con affetto, queste poche righe.


Tampone negativo. Ma il virus mi ha lasciato un messaggio

di Federica Balboni    dipendente di banca

 

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on mi sento tanto bene oggi, mi sembra quasi di avere la febbre».

«Provala!»

«Nooo! e se poi ce l’ho? Sarebbe l’inizio di un incubo».

Lo so, devo provarla, magari non ce l’ho, forse è solo stanchezza. No: 37.7!

Male alle ossa, tosse secca. Ecco! È Lui!

Chiamo il dottore. Segno i numeri di emergenza. Allontano tutti i miei familiari.

Magari con una compressa di paracetamolo domattina starò bene.

Invece no.

Inizia la trafila: guardia medica, segnalazione all’igiene pubblica, il medico di famiglia non si sbilancia: comunque non c’è una cura: paracetamolo, sciroppo.

Ancora: febbre, tosse secca, male alle ossa.

Da un momento all’altro potrei peggiorare, per ora non ho difficoltà a respirare.

Le notti sono lunghe, qui in camera da sola. E anche i giorni.

I miei figli nelle loro stanze! Mio marito trasferito sul divano. Nemmeno in cucina o in bagno possiamo incrociarci. Quando gli altri sono lontani disinfetto ogni cosa che tocco. E prego, anche se non l’ho mai fatto prima.

«Vi voglio bene, siete forti, parlatevi e sorridete, ridete, cercate sempre ciò che vi fa sorridere. Potrei peggiorare e non avere il tempo di parlarvi».

Imparo che un collega di ufficio è positivo, un secondo positivo, un terzo, il mio collega di stanza ora sta male, sta peggio di me, ma non ha ancora l’esito del suo tampone.

Ancora: febbre, tosse secca, male alle ossa.

«No, Signora, il tampone non possiamo farlo, solo in ospedale».

I giorni passano così, potrei peggiorare, ma non peggioro, e questa è già una bella cosa.

Sorveglianza telefonica: «Buongiorno, Signora, come sta oggi? La abbiamo messa in lista per il tampone, sa il suo collega è positivo».

Ormai sono passati 13 giorni dai primi sintomi e da un giorno non ho più febbre. La tosse insiste ma ora riesco a tenere una conversazione telefonica di qualche minuto.

Arrivano per il tampone. È negativo. Bene.

Era solo raucedine allora? Avevo preso freddo? O non è invece che il virus ha fatto in tempo a mordermi lievemente e poi lasciarmi ai miei cari?

Devo restare in isolamento per altri 7 giorni, per sicurezza. In totale fanno 22 giorni di isolamento, alcuni in bilico sull’orlo di un baratro.

Torno a vedere i miei, a pranzare con loro, a parlare in diretta e non oltre una porta.

Ora sto bene e scrivo.

Il virus mi ha lasciato un messaggio: dobbiamo sorridere, parlarci, aiutarci e perdonare, perché tutto è così fragile.


Un compleanno in tempo di Covid-19

di Loredano Ferrari     presidente Cooperativa Castello e  responsabile Legale dell’Associazione Intorno a te

 

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on avremmo mai immaginato, un anno fa, quando abbiamo deciso di costituirci in Associazione di volontariato (13 aprile 2019), che le motivazioni delle nostre tante preoccupazioni, le avremmo potute verificare con mano, nella costrizione di questa pandemia.

Era tempo che nell’osservare lo stato della nostra comunità di abitanti, ci eravamo accorti delle criticità che i cittadini, quelli a noi più vicini, lamentavano e quei problemi erano gli stessi di tanta parte della popolazione di questa città.

Una comunità, la Cooperativa Castello a proprietà indivisa, prevalentemente anziana e in tanti casi con problemi di forzata solitudine e portatrice di diverse patologie.

Per rispondere alle difficoltà delle persone fragili e con carenze evidenti di sostegno familiare, è nata Intornoate, associazione di promozione sociale, da subito uno “sportello” di orientamento e risposta ai bisogni di Welfare Solidale: ricerca di badanti/colf, spesa a domicilio, compagnia di vicinato, ginnastica dolce domiciliare, ascolto telefonico, iniezioni, terapie domiciliari riabilitative, momenti di socialità. Tutto ciò non solo per i nostri soci cooperatori, ma da subito aperto a tutti i cittadini del quartiere Barco e del Doro. L’associazione consta di 53 soci, dei quali 28 volontari attivi. Come associazione Intornoate abbiamo individuato nella farmacia di quartiere – la comunale 7 del Barco – il nostro partner ideale

Per i volontari la consegna dei farmaci a domicilio, anche prima del Covid-9, aveva vari ostacoli: la tutela della privacy delle persone utenti, la ricerca di una sinergia operativa tra medico/paziente/volontari, la movimentazione di denaro. Tutti problemi che abbiamo superato.

Le restrizioni imposte dai provvedimenti di contrasto alla diffusione del virus rendono oggi la consegna dei farmaci uno dei servizi più richiesti e più apprezzati dalle persone. Noi siamo riusciti da subito ad integrare nuove figure di volontari formati in tempi molto veloci a rispondere alle pressanti richieste, inoltre abbiamo superato gli iniziali limiti territoriali e siamo presenti anche in altre parti del territorio comunale.

L’accordo con AFM Ferrara per noi ha rappresentato la conferma che, laddove si incontrano le volontà di dare risposte ai bisogni concreti dei territori in cui operiamo, si abbattono i muri e si superano le difficoltà burocratiche.

Avevamo, quindi, visto bene dodici mesi fa e oggi, in tanti sul “campo”, possiamo festeggiare nell’impegno solidale il nostro primo compleanno di vita e di attività.

Una volta superata la dura fase dell’emergenza Covid-19, continueremo a portare il nostro impegno assieme alla vasta rete del volontariato sociale che in questo tempo abbiamo avuto il piacere di scoprire, e con tutti loro provare a riportare l’attenzione, sui limiti e le carenze delle risposte istituzionali di prossimità sociosanitarie. E lo faremo in tutte le sedi in cui ci sarà data l’opportunità di portare la nostra voce. Questo anche grazie alla collaborazione con AFM Ferrara.

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