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Il karate tradizionale è meglio del fitness

Esercizio anti età per potenziare attenzione, resilienza e reattività

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ualche mese fa, durante il “lockdown”, sono venuto a conoscenza di un interessante studio scientifico apparso sul Journal of Sport and Health Science e diffuso dal sito web sciencedirect.com che comparava il karate (arte marziale giapponese) al normale fitness quale attività volta a mantenere e migliorare le capacità non solo fisiche ma soprattutto cognitive (attenzione, resilienza e reattività) nella popolazione anziana (over settanta).

Visto il quadro sociodemografico in cui l’Italia, come gran parte dell’Occidente, è inserita, mi è sembrato utile come professionista della salute divulgare questo aspetto anche se non propriamente legato a una assunzione di farmaci ma ugualmente volto al miglioramento dello stile di vita.

La premessa scientifica si basa sul fatto che il corretto esercizio aerobico in età avanzata rallenta il deterioramento cognitivo. È infatti dimostrato che esercizi aerobici, di coordinazione e di equilibrio mantengono e migliorano, oltre che il tono muscolare, anche le funzioni cognitive. Tali aspetti sono presenti in particolare nelle arti marziali dell’Asia Orientale.

Il fine dello studio era verificare se la pratica del karate nell’anziano può migliorare tali aspetti e se possibile individuare i campi cognitivi coinvolti.

Lo studio ha coinvolto ottantanove donne e uomini, di età media pari a settant’anni.

I partecipanti suddivisi casualmente in due gruppi: un gruppo di lavoro diviso in gruppo karate e un gruppo fitness e un gruppo di controllo.

I partecipanti hanno fatto una batteria di test cognitivi all’inizio del periodo di allenamento controllato e cinque mesi dopo, alla fine dello stesso.

Il gruppo del karate ha svolto un successivo studio di altri cinque mesi, portando la pratica complessiva a dieci mesi.

I risultati sono stati importanti per il solo gruppo karate per il quale in particolare è stato dimostrato un miglioramento significativo:

• della reattività motoria (reazione rapida a stimoli di diversa natura visivi tattili uditivi);

• della resilienza (tolleranza allo stress);

• dell’attenzione divisa (capacità di prestare attenzione a più cose contemporaneamente).

Ulteriori progressi sono stati evidenziati nello studio successivo esteso a dieci mesi.

Questa ricerca, unitamente ad altre indagini scientifiche condotte negli ultimi dieci anni, indica come le arti marziali tradizionali, nello specifico il karate tradizionale giapponese (“la via della mano vuota”), riesca – più di altre discipline quali il fitness – a produrre significativi miglioramenti fisici e mentali nei praticanti di tutte le età.

Da praticante appassionato di questa disciplina, leggendo questo studio, il mio pensiero è volato al maestro Gabriele Achilli, cintura nera 6° dan, fondatore, cervello, anima e cuore dell’Associazione Furinkazan, una realtà cui mi onoro, assieme ai miei figli, di appartenere.

Il Maestro Achilli, nel 2018 ha festeggiato i suoi “primi” 60 anni di carriera di dirigente sportivo, ma anche di “maturo” praticante prima ed insegnante poi. Un suo suggerimento per avviarci alla pratica del karate che non conosce età.

“Il karate si pratica tutta la vita”, dice il nono precetto del maestro Gichin Funakoshi, il padre del nostro karate. Seguire questa strada senza fine, diventando oggi migliori di ieri e domani migliori di oggi per tutta la vita, è la vera immagine della Via del Karate. Questa è la vera essenza del praticante: da “maturo” atleta posso dire che il karate mi ha formato, nello sport come nella vita, e la strada che si percorre attraverso “la via della mano vuota” fa bene a tutti: ai ragazzi, in età scolare, insegna il rispetto per sé e per gli altri, per le regole e le istituzioni, ma anche l’autocontrollo, la concentrazione e il metodo, nello studio come nello sport. In età “matura” il karate tira fuori in ogni praticante quell’energia che non si sapeva di possedere, insegnando la calma, la resilienza e la riflessione, ma è anche uno stimolo per lavorare a stretto contatto con i giovani che, mai come in questo periodo, vanno capiti e guidati”.

E proprio al Furinkazan, quest’anno, verrà avviato uno speciale “percorso” dedicato ai nonni e ai nipoti.

Abbiamo pensato di coinvolgere anche la popolazione anziana, l’anello di congiunzione della catena della famiglia di oggi, con i nonni che sono sempre più protagonisti nella vita dei nipoti poiché sono, a mio avviso, il miglior “dopo scuola”: insieme al nostro staff di tecnici, Fijlkam-Coni e Fikta, vorremmo dare il via a un corso nonni-nipoti, dove i piccoli praticanti potranno insegnare ai loro nonni la vera essenza del karate tradizionale, allenandosi insieme proprio per sfruttare quel grande feeling che si instaura fra di loro, quell’unione fatta di valori come la famiglia e il rispetto che nella nostra “Grande Famiglia” del Furinkazan da oltre 40 anni cerchiamo di portare avanti. Come ho fatto io, da un padre ad una figlia, I Shin den Shin, che in giapponese significa “dal mio cuore al tuo cuore”. Allenandosi insieme, dai 6 ai 99 anni, con mente, corpo e spirito”.

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