LA RIVISTA DELLE FARMACIE COMUNALI DELLA TUA CITTÀ

Perché la terra è rotonda

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e c’è una cosa che questo lunghissimo periodo di emergenza sanitaria dovrebbe averci insegnato, è che nessuno di noi è un’isola e le sue azioni e comportamenti hanno riflesso, nel bene e nel male, sullo stato di salute del consorzio umano del quale fa parte. Risulterà ancora più chiaro dopo aver letto, nelle pagine interne, del grandissimo lavoro dell’AVIS, dei suoi volontari e dei donatori. La solidarietà, il mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie risorse è quello che, da sempre, fa’ del volontariato un elemento insostituibile della nostra società.

Oggi, però, stiamo vivendo un’esperienza senza precedenti e assolutamente drammatica, anche se qualcuno, incredibilmente, cerca di negarla. Con l’inossidabile e ottusa determinazione di chi ancora difende l’idea della terra piatta; una tavola galleggiante nell’oscuro oceano universale. Pochi, per fortuna, ma sempre troppi.

Purtroppo, sono invece tanti i consapevoli che, colpevolmente, decidono di non adottare i comportamenti necessari e conseguenti alla loro consapevolezza.

Ai più, spero, sia invece ben chiaro che ognuno debba fare la sua parte, attraverso le semplici attenzioni che ci hanno insegnato fin dai primi giorni di questa pandemia.

Mascherina, distanziamento, lavaggio frequente delle mani…

Perché, al di là di quello che incessantemente documentano i media di tutto il mondo: chi di noi non conosce qualcuno che si è ammalato di Covid o, addirittura, a causa sua ha perso la vita? Chi non ha un amico, un conoscente medico, infermiere, OSS, addetto alle pulizie… che lavori in ospedale e possa raccontare quello che succede là dentro? Chi non ha un padre anziano, un nonno, un malato cronico in casa, particolarmente esposto al rischio; fatto salvo che anche giovani e giovanissimi purtroppo si ammalano?

Chi non ha provato a lungo e inutilmente a prenotare una visita, un esame diagnostico, o a chi una prestazione, già fissata da tempo, non è stata cancellata per il perdurare dell’epidemia? Chi non conosce un anziano che vive in una RSA senza poter incontrare i propri cari, o riuscendo a farlo soltanto a singhiozzo e attraverso camici, guanti e visiere, senza poter scambiarsi un bacio e una carezza tranquilla?

Ma anche, vi chiedo, chi non conta tra le proprie amicizie un negoziante, un barista, un ristoratore, un lavoratore del mondo dello spettacolo o dello sport, un imprenditore ecc. che è stato messo in ginocchio dal virus e non sa se e quando riuscirà a rialzarsi? Qualcuno che ha perso il lavoro, o che non riesce a trovarlo, e se va avanti così, chissà quando?

Vado oltre; chi non ha figli o nipoti cui è stata chiusa la scuola e impedito il sacro diritto di apprendere nozioni indispensabili per la sua crescita direttamente dalla voce dei propri insegnanti, in presenza? O, ancora, a quanti giovani che si stanno formando nelle nostre università, è ora sospesa la possibilità di andare all’estero a completare e migliorare il proprio percorso di studio?

Per la nostra salute, ma anche per tutti loro, quindi, dico: tiriamo su la mascherina, adottiamo tutte le attenzioni che possiamo, per provare a chiudere il più in fretta possibile questo triste capitolo di storia dell’umanità. Farlo non richiede nessuno sforzo, nessuna competenza specifica; solo la consapevolezza che è assolutamente indispensabile farsi carico anche delle libertà degli altri.

Perché la terra è una sfera che rotola in cielo, dalla notte dei tempi. Al di là di ogni ragionevole dubbio.

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