LA RIVISTA DELLE FARMACIE COMUNALI DELLA TUA CITTÀ

Il bicchiere mezzo pieno

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Poco più di due anni fa, tutti ci siano posti la domanda “quanto ci cambierà, in meglio o in peggio, quest’onda che ci travolge?

Allora mettevamo arcobaleni alle finestre e sentivamo di far parte di un’unica famiglia, accomunata dallo stesso destino, aggrappata a un’identica speranza.

Dopo due anni, ancora tra le grinfie del virus, continuo a vedere gesti di solidarietà che non si sono affievoliti, intelligenza e capacità messe al servizio del bene comune, ma anche barriere e steccati. Forse è la deriva di un momento storico complicato che, evidentemente, non ci ha trovati attenti, coesi e resilienti quanto sarebbe stato utile e auspicabile. Quindi è difficile dire se e quanto siamo cambiati, ma certamente si può affermare che sono cambiate molto le nostre attività.

Per quanto concerne il mondo della farmacia, questi cambiamenti devono essere interpretati in modo non necessariamente ed esclusivamente negativo. Provo a spiegare.

È vero, la pandemia ci ha investito, costringendoci a modificare comportamenti e ridefinire progetti. Ci ha esposti a rischi altissimi di contagio: molti farmacisti si sono ammalati e non pochi, purtroppo, hanno perso la vita. I carichi di lavoro quotidiani, è innegabile, ci hanno sfiancati, fisicamente e psicologicamente. Ancora oggi che le numerose positività sottraggono forza lavoro alle farmacie, e le difficoltà nel mantenere efficienti i servizi si fanno ogni giorno maggiori. E allora?

Allora, l’aspetto positivo della situazione è che questa emergenza ha evidenziato la vera natura della farmacia. Quella migliore: le oltre 17000 farmacie sul territorio nazionale, dalle città alle campagne più isolate, sono il primo e insostituibile presidio al servizio della salute. Tutti i giorni, a ogni ora del giorno e della notte. Anche quando gli ospedali e gli ambulatori sono più difficilmente raggiungibili, quando avere risposte è complicato se non impossibile. 

Ci siamo, e ci siamo sempre stati, dispensando i medicinali e l’ossigeno, seguendo l’aderenza terapeutica dei pazienti, rispondendo a telefonate e richieste di ogni tipo. Siamo la punta più avanzata del Servizio sanitario nazionale, supportandolo e anche sostituendolo quando non riesce da solo a gestire i suoi mille fronti. A seguito della pandemia abbiamo effettuato le prenotazioni per le vaccinazioni anti-covid-19 (molti farmacisti sono diventati loro stessi vaccinatori), gestiamo i tamponi, stampiamo gratuitamente migliaia di green-pass e distribuiamo mascherine ecc. 

Anche nella recente emergenza umanitaria a seguito della guerra in Ucraina, siamo divenuti uno dei punti di riferimento per la raccolta e la gestione di donazioni da inviare in aiuto ai profughi.

Concludo con un auspicio: come le persone riconoscono alle farmacie il loro insostituibile ruolo (ne riceviamo continua testimonianza), mi auguro che allo stesso modo tale ruolo venga adeguatamente valutato dal Governo, dalle Regioni, dalle Asl, quando saranno decise le politiche sanitarie.

Anche alla luce dei processi informatici che hanno visto l’inserimento della ricetta elettronica e dei futuri sviluppi della Farmacia dei servizi che sta delineando una nuova articolazione dell’assistenza farmaceutica.

Quindi, pur tra mille fatiche e preoccupazioni, da inguaribile ottimista lasciatemi guardare il bicchiere mezzo pieno.

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