LA RIVISTA DELLE FARMACIE COMUNALI DELLA TUA CITTÀ

Beato il paese che non ha bisogno di eroi

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iceva Thomas Carlyle “l’esperienza è il miglior maestro. Peccato che il suo onorario sia così alto”.

Se ripensiamo ai mesi di pandemia, di sofferenza profonda e proviamo a proiettarci nel futuro che ci aspetta portandoci dietro l’esperienza vissuta per essere più pronti ad affrontare nuove sfide, ci rendiamo conto che il pensiero di Carlyle fotografa perfettamente questo nostro tempo.

Ci sono immagini che nessuno potrà e dovrà dimenticare. Le lunghe file di camion che trasportano lontano – anche a Ferrara – le bare dei tanti morti da soli senza il conforto dei propri cari, gli ospedali sommersi da onde che non accennano a ritirarsi, i medici e gli infermieri che crollano per la stanchezza e per la malattia che spesso li sceglie per primi…

Ma anche la difficoltà delle decisioni da prendere in fretta, con il dubbio e l’angoscia di sbagliare. Le attività essenziali da ripensare e riorganizzare di corsa, come il servizio farmaceutico e la scuola.

Che cosa ci consegna, dunque, questa esperienza? A cosa ci obbliga in questo momento in cui non possiamo ancora dire di essere usciti dall’incubo?

Ognuno di noi ha le sue considerazioni e i propri pensieri.

Tra i tanti che affollano la mia mente, vorrei condividerne due con voi.

Il primo è che un servizio sanitario come il nostro, universale nel senso che dà gratuitamente a tutti la stessa garanzia di cura e di tutela, è, e lo ha dimostrato ancora una volta, un orgoglio e una sicurezza. Pur con tutti i limiti e le difficoltà che questa emergenza ha sollevato, ha saputo reagire. A tutti quei professionisti, che vediamo girare bardati come astronauti potendo solo immaginare la fatica e i pensieri nascosti dalle maschere, andrà sempre il nostro grazie. 

Alla scuola pubblica e ai sui insegnanti, obbligati a inventarsi una didattica a distanza, impensabile e imprevista, va riconosciuta una capacità di reazione che ne amplifica i meriti.

Anche alle farmacie pubbliche (so che non spetterebbe a me dirlo) credo vada riconosciuta la forza di affrontare criticità che hanno rischiato di affondare un servizio indispensabile. Vi assicuro che non è stato semplice garantire e riorganizzare l’apertura delle farmacie mettendo al centro la sicurezza dei clienti e degli addetti, trovare i presidi indispensabili come mascherine, igienizzanti, bombole di ossigeno e tutto quanto assolutamente necessario, rispondere alle mille domande e alle mille paure dei nostri utenti. 

Teniamoceli stretti questi servizi pubblici: lo dico da cittadino, non da operatore. Pubblici, che vuol dire di tutti, che non seguono logiche di mercato o interessi particolari, ma hanno come unico orizzonte il servizio, appunto. Pur con tutti i limiti e gli aspetti da migliorare, che non vanno ignorati o nascosti.

La seconda considerazione che desidero fare, strettamente connessa alla prima, è che dobbiamo tutti augurarci di poter finalmente, definitivamente, assolutamente uscire dalla logica dell’emergenza, che purtroppo accompagna da sempre la storia del nostro Paese.

Ogni volta, di fronte a terremoti, inondazioni, cataclismi vari e ora pandemie diamo dimostrazione di essere bravissimi ad affrontare situazioni di emergenza, capaci di venirne fuori attraverso le competenze, la dedizione, l’intelligenza.

Adesso, però, è arrivato il momento di uscire dalla routine della catastrofe affrontata a mani nude: ripensiamo – finalmente – un Paese dove si investe in ricerca, in strutture adeguate e moderne, con personale sufficiente, mezzi e possibilità di intervento pronti a essere attivati.

Prima che arrivi il prossimo “temporale”, perché il Paese non abbia più bisogno di eroi.

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